La nostra sensibilità spirituale
è la parte che ci permette di avvicinarci al divino, sia in questo mondo che in quello a venire. Questa parte del nostro essere è riservata soltanto a noi e al nostro Creatore.
I sensi sono come delle porte, che ci aprono ai sentimenti, alle emozioni, ai nostri umori, alle relazioni. Ed è così non solo nei rapporti con ciò che ci circonda e con gli altri, ma anche con Dio; ci aiutano a cogliere il reale e ugualmente a collocarci bene in esso. Non a caso Sant’Ignazio di Loyola ha fatto ricorso ai sensi nella contemplazione dei Misteri di Cristo e della verità”. San Tommaso d’Aquino, il grande teologo e filosofo medievale, sosteneva che: “nulla è nella mente che prima non sia stato nei sensi“.
I sensi materiali, vista, udito, gusto, olfatto e tatto, sono un’interfaccia, tra il mondo esterno e quello interno, quindi conoscere, allenare e purificare i propri sensi è strettamente collegato con i pensieri, con le emozioni e con la volontà. Attraverso le percezioni sensoriali prendiamo decisioni, siamo influenzati dal contesto, siamo spinti verso l’azione oppure verso l’immobilità, possiamo incorporare le relazioni e vivere sentimenti contrastanti.
Ma ci sono modalità diverse di vivere la propria sensorialità, a volte modalità opposte. Chi presta poca attenzione ai propri stimoli sensoriali vive una vita distaccata dalla realtà, disattenta, spesso frettolosa, si concede poco spazio per riflettere e per contemplare, non riesce a concentrarsi su obiettivi gratificanti e fatica ad esercitare la volontà. Nella preghiera è sovente freddo e formale.
Chi invece presta troppa attenzione agli stimoli sensoriali esterni vive una vita costantemente sollecitata, distratta ed emotiva, anche in questo caso rimane poco spazio per riflettere e per contemplare, ancor meno per orientare la volontà in modo fermo ed efficace. Dal momento che i sensi materiali sono porte che fanno entrare in noi l’esperienza e la concretezza del reale occorre vigilare su essi per evitare eccessi.
Un buon esercizio è verificare come usiamo i nostri sensi. Chiediamoci: quali sono quelli che mi creano problemi e non mi aiutano a trovare silenzio e pace e quelli che invece mi danno serenità. Dio ci dona tutto quello di cui abbiamo bisogno per essere davvero capaci di vedere, sentire, gustare e toccare l’invisibile. Lo fa attraverso il Battesimo, con il Suo Spirito, dandoci dei sensi nuovi, quelli spirituali. Sono questi che ci permettono di trovare Dio nella realtà terrena e arrivare a connetterci a Lui in quella divina.
E' arricchente conoscere il modo in cui i cinque sensi corporei possono aprirsi a un’esperienza spirituale autentica, radicata nella storia cristiana e animata dallo Spirito del Risorto. In che modo i nostri cinque sensi possono entrare — o meno — nella nostra relazione con Dio? In effetti, l’udito, la vista, il gusto, il tatto e l’olfatto, i nostri cinque sensi, sono i primi mezzi del nostro rapporto con il mondo, i nostri primi agenti di contatto con la realtà. Sono i primi vettori, non solo della nostra comunicazione, ma anche della nostra comunione o, se sussiste un disagio, della nostra distanza.
S'Agostino ci parla dei cinque sensi, vista, udito, olfatto, gusto e tatto, come strumenti fondamentali per la vita quotidiana e quella spirituale.
I sensi sono come delle porte, che ci aprono ai sentimenti, alle emozioni, ai nostri umori, alle relazioni. Ed è così non solo nei rapporti con ciò che ci circonda e con gli altri, ma anche con Dio”.
Tutto ciò che siamo e abbiamo di buono è opera del Signore. Per cogliere la Sua presenza, però, occorre che i nostri sensi siano purificati, che ritrovino l’equilibrio necessario. Un buon esercizio è verificare come usiamo i nostri sensi. Chiediamoci: quali sono quelli che mi creano problemi e non mi aiutano a trovare silenzio e pace?
Dio ci dona tutto quello di cui abbiamo bisogno per essere davvero capaci di vedere, sentire, gustare e toccare l’invisibile. Lo fa attraverso il Battesimo, con il Suo Spirito, dandoci dei sensi nuovi, quelli spirituali. Sono questi che ci permettono di trovare Dio nella realtà terrena e arrivare a connetterci a Lui in quella divina”.
Lasciamoci trasformare.
Risvegliamo questi sensi facciamolo con il fuoco dello Spirito, entrando in contatto nel profondo con Lui, meditando su di noi e ciò che viviamo. Attivando lo Spirito gli permettiamo di dominare il nostro corpo e la nostra psiche, e trasformarci davvero. Solo così il Signore ci illuminerà pure nelle parti più nascoste del nostro cuore e ci ‘sentiremo’ benedetti, anche se i nostri sensi carnali ci diranno il contrario”.