lunedì 5 gennaio 2026

Auguri!!



 

Dal libro del Siracide

Ascoltatemi, figli santi, e crescete
come una pianta di rose su un torrente.
Come incenso spandete un buon profumo,
fate fiorire fiori come il giglio,
spargete profumo e intonate un canto di lode;
benedite il Signore per tutte le opere sue.

Magnificate il suo nome;
proclamate le sue lodi
con i vostri canti e le vostre cetre;
così direte nella vostra lode:
Quanto sono magnifiche tutte le opere del Signore!
Ogni sua disposizione avrà luogo a suo tempo!

Non c'è da dire: "Che è questo? Perché quello?".
Tutte le cose saranno indagate a suo tempo.
Alla sua Parola l'acqua si ferma come un cumulo,
a un suo detto si aprono i serbatoi delle acque.

A un suo comando si realizza quanto egli vuole;
nessuno può ostacolare il suo aiuto.
Ogni azione umana è davanti a lui,
non è possibile nascondersi ai suoi occhi.

Il suo sguardo passa da un'eternità all'altra,
nulla è straordinario davanti a lui.
Non c'è da dire: "Che è questo? Perché quello?"
poiché tutte le cose sono state create per un fine.

La sua benedizione si diffonde come un fiume
e irriga come un'inondazione la terra.
Così le genti sperimenteranno la sua ira,
come trasformò le acque in deserto salato.

Le sue vie sono diritte per i santi,
ma per gli empi piene di inciampi.
I beni per i buoni furon creati sin da principio,
ma anche i mali per i peccatori.

Le cose di prima necessità per la vita dell'uomo sono:
acqua, fuoco, ferro, sale,
farina di frumento, latte, miele,
succo di uva, olio e vestito.

Tutte queste cose per i pii sono beni,
ma per i peccatori diventano mali.
Ci sono venti creati per castigo,
e nella loro furia rafforzano i loro flagelli;
quando verrà la fine, scateneranno violenza,
e placheranno lo sdegno del loro creatore.

Fuoco, grandine, fame e morte
son tutte cose create per il castigo.
Denti delle fiere, scorpioni e vipere,
e spade vendicatrici sono per la rovina degli empi.
Esulteranno al comando divino;
sono pronte sulla terra per tutti i bisogni.

venerdì 12 dicembre 2025

«Simone di Giovanni, mi ami tu?» «Signore, tu lo sai che ti amo»

  Pietro, un uomo nel vento

Per guidare la Chiesa, Gesù non sceglie l'apostolo perfetto, no: Gesù sceglie il più umano, quello che è caduto più in basso. L'ultimo. Forse proprio per questo la Chiesa è riuscita a durare attraverso i secoli. Perché la sua forza nasce dalla fragilità. E infatti la storia di Pietro non finisce con il rinnegamento, con il Calvario e la crocifissione di Gesù. Anzi, in un certo senso, comincia proprio qui». Le cose più importanti della vita non si apprendono né si insegnano, ma si incontrano. Lo stesso è accaduto a Pietro: «Gesù guarda Simone, lo guarda fisso. Gesù che ti guarda fisso, oh: ma si può immaginare? E gli dice: Tu sei Simone, figlio di Giona. Ti chiamerai Kefa, che vuol dire pietra, da cui Pietro. Non lo conosce, non l'ha mai visto prima, e in una battuta gli dice chi è, chi era, e chi sarà. E gli cambia il nome! A Pietro si piegano le ginocchia,  non si oppone, non fa resistenza: rimane senza parole. Rinuncia al suo nome, come se fosse normale che uno ti incontra e ti cambia il nome!
Sono bastati pochi minuti, in prima serata giorno 10 Dicembre 2025 su Rai 1, perché il monologo di Roberto Benigni trasformasse il salotto di casa di milioni di persone in un luogo sospeso, dove la storia smette di essere racconto e diventa specchio.
Benigni parlava di Pietro, ma in realtà parlava di noi.
Di ciò che siamo quando le nostre certezze traballano, quando il cuore ci tira da una parte e la paura dall’altra, quando vorremmo essere forti e invece ci scopriamo fragili come vetro al sole.
“Era come noi, anche lui aveva dubbi e paura.”
Una frase semplice.
Una frase immensa.
Perché ci ricorda che anche i giganti hanno tremato, che anche chi ha lasciato un segno nella storia ha conosciuto il buio delle indecisioni, il nodo alla gola, l’errore che brucia.
Benigni lo racconta innamorato della sua umanità.
Pietro che rideva a voce piena, che si commuoveva senza vergogna, che si arrabbiava come fanno le persone che sentono tutto troppo intensamente.
Pietro che promette “Io ci sono”, ma poi indietreggia.
Pietro che inciampa, che scappa, che cade… ma che ritorna sempre.
È questo che lo rende straordinario: non l’essere perfetto, ma l’essere vivo.
C’è un momento nel monologo in cui sembra quasi che una forza invisibile lo rialzi ogni volta. Una forza che non viene dalle sue sicurezze, ma da qualcosa che vede in lui più di quanto lui stesso riesca a vedere. Una fiducia misteriosa. Una scelta inspiegabile, e proprio per questo potentissima.
Pietro è l’uomo che trema davanti al vento, eppure un giorno si ritrova con in mano le chiavi di un destino enorme. Non perché fosse impeccabile, ma perché era autentico.
Perché non ha mai smesso di tornare dopo ogni caduta.
Perché il suo cuore, pur ferito, restava aperto.
E allora questo racconto diventa nostro, totalmente nostro.
Perché ognuno di noi sa cosa significa perdere l’equilibrio.
Sa cosa significa desiderare di essere all’altezza.
Sa cosa significa sentirsi chiamato a qualcosa che sembra troppo grande… eppure sentire che sì, forse, in qualche modo, quella porta è anche per noi.
La magia del monologo di Benigni è che non racconta un santo.
Racconta un essere umano che ha sbagliato, amato, lottato, pianto, sperato.
E che, nonostante tutto, è stato scelto.
Forse la verità nascosta è questa:
non sono gli infallibili ad avere la meglio. . .
ma chi sa di non essere perfetto e prova, caduta dopo caduta, di rialzarsi e ricominciare.💞
💪