lunedì 12 ottobre 2026

«Pregate incessantemente"


. . . . . per Carlo Acutis Santo, nel giorno della Sua Festa!!!


Le ore centrali della notte sono molto speciali. Grandi avvenimenti salvifici avvengono durante la notte: l’esodo del popolo ebraico dall’Egitto; la stessa cena pasquale giudaica che perpetua nella memoria l’avvenimento salvifico e che prefigura l’Eucaristia come memoriale e azione di grazie; Giacobbe lotta con Dio durante la notte e diviene Israele; durante una notte gli angeli annunciano ai pastori che il Messia era appena nato a Betlemme ed é stata anche una notte in cui i Magi di Oriente hanno visto la stella che li ha condotti fino a Gesù, il Re di Israele e del mondo; notte è pure quella dell’Ultima Cena, nella quale Gesù Cristo anticipa sacramentalmente il dono di se stesso e notte, la stessa notte, quella nel Getsemani quando fu arrestato e iniziò la sua Passione; notte anche -“felice notte quella”- quella della sua Resurrezione. Inoltre, ce lo dice la Scrittura, Gesù Cristo passava delle notti intere in preghiera. Gli adoratori che scelgono le ore centrali della notte e dell’alba sono i più fedeli e responsabili.


La notte è molto speciale. Alcuni sentono la necessità di pregare di notte per imitare Gesù, che spesso ha passato la sua notte in orazione. Inoltre la notte nella sacra Scrittura è anche il tempo in cui Dio si rivela. Il profeta Daniele aveva le sue visioni di notte.
Né possiamo dimenticare che di notte Dio ha compiuto i grandi prodigi della nostra redenzione: Gesù nasce di notte, risorge di notte. Dio compie i suoi prodigi in un mondo che dorme e non si accorge dei grandi doni di cui è gratificato.
Chi è vigilante sta in attesa dello Sposo che arriva per aprirgli subito. Gesù ha promesso a costoro di farli sedere a tavola e di passare a servirli.
Infine c’è anche un invito fatto dallo Spirito Santo a pregare di notte: “Ecco, benedite il Signore, voi tutti, servi del Signore; voi che state nella casa del Signore durante le notti” (Sal 134,1).
La notte implica un maggior sacrificio, ciò che volgarmente intendiamo come sacrificio, e il sacrificio è il linguaggio dell’amore. Gesù sacrificò la sua vita per il Padre, per amore. Per amore noi desideriamo offrirgli qualcosa e glielo diamo in un’ora notturna di adorazione. L’Eucaristia è il sacramento dell’amore, della generosità infinita di Dio verso gli uomini. A questa risposta generosa a questo sacramento di amore, Dio elargisce la sua infinita bontà a tutta l’umanità.
Coloro che sono generosi e accettano di adorare nelle ore più difficili della notte sono quelli che fanno discendere sopra la terra le benedizioni di Dio come pioggia dal cielo. Sono le sentinelle notturne e quelle dell’aurora che faranno spuntare il nuovo giorno. Sono coloro che salgono al Tabor, come diceva un’adoratrice notturna dell’adorazione perpetua: “Fare adorazione lì durante il giorno è come seguire il Signore in Galilea. C’è moltissima gente, finanche una madre con il proprio figlio. La Cappella è strapiena.
Attendere l’alba è come stare sul monte Tabor: ci si dimentica di tutto. Solo lo si guarda.”
Tra i valori dell’adorazione, importante va ricordato anche quello della riparazione. Se l’adorazione implica un sacrificio, come lo può essere adorare durante un’ora dell’alba, la forza riparatrice è quindi maggiore.
Ai grandi mali del mondo si oppone il sommo bene della presenza del Signore che è adorato senza interruzione. L’adorazione eucaristica è la nostra forza, il bene straordinario che vince il male anche straordinario di questo tempo.
Giovanni Paolo II si appellava all’ “ adorazione che mai finisca “ e ci chiedeva di “essere pronti per riparare le grandi colpe e i grandi delitti del mondo” (Dominicae Cenae).


Che non si abbia paura nel mezzo della notte di andare alla cappella di adorazione perpetua. La nostra vita viene dal Signore, che fece il cielo e la terra (cfr Sal 121), l’Onnipotente che ci aspetta nel Santissimo e ci protegge. Non conosco nessun caso di cappella di adorazione perpetua nella quale ci sia stato alcun danno per un adoratore né che ci sia stata alcuna profanazione. Dove il Signore è adorato fuggono i demoni, perché nel Santissimo Sacramento è presente lo stesso Gesù che nel Vangelo cacciò i demoni, calmò tempeste, guarì i malati e resuscitò i morti. Non c’è migliore esorcismo per una città che avere l’adorazione perpetua.
L’ A.T. così dice che Dio eliminerà i pericoli dalle strade per il suo popolo, sempre che il popolo cerchi la gloria del suo santuario. Coloro che adorano giorno e notte, coloro che cercano la gloria del santuario, la gloria di Dio, sono coloro che liberano il potere di Dio e portano sicurezza nelle strade. Il tasso di criminalità diminuisce nelle vicinanze della chiesa di adorazione perpetua, anche i suicidi crollano il male retrocede.
Quando si tratta di Adorazione Perpetua dobbiamo tener presente che non è un progetto puramente umano. La risposta entusiasta e a volte traboccante, l’esplosione dello Spirito che significa una insperata accoglienza da parte del popolo fedele, dimostra che la sua origine non è umana, ma che risponde alla volontà di Dio. E’ lo Spirito Santo che muove i cuori dei fedeli, infondendo in loro lo spirito di adorazione e di lode all’Agnello Immolato e presente nell’Eucaristia. L’adorazione al Signore in forma incessante è la risposta che viene dall’alto in tempi di apostasia come questi in cui viviamo, è il gran rimedio che arriva dalla misericordia di Dio per questi grandi mali, quando la guerra già è contro la famiglia, contro la religione, contro la vita, contro ciò che è santo, quando la guerra è contro lo stesso Agnello, “ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli” (Ap. 17:14).

Preghiera di adorazione notturna, per chi non può recarsi fisicamente in chiesa davanti al Santissimo Sacramento ma desidera unire la propria anima all'adorazione che gli angeli e i santi offrono incessantemente a Dio nei tabernacoli di tutto il mondo, inviando il proprio angelo custode in vece sua.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Mio Signore e mio Dio, mentre il mondo riposa nel silenzio della notte, 
la mia anima desidera vegliare in spirito d'adorazione ai piedi del Tuo tabernacolo.
Tu sai, o Signore, quanto vorrei essere fisicamente là, 
davanti all'Altare dove dimori per amore nostro, 
ma poiché la stanchezza e la debolezza me lo impediscono,
 ti offro il battito del mio cuore e il riposo del mio corpo come un omaggio di lode e di amore.
Santo, Santo, Santo è il Signore Dio dell'universo.
Santo Angelo del mio Signore, mio fedele Custode, ti chiamo in questa santa ora della notte.
Alzati dal mio giaciglio, vola in spirito nelle chiese silenziose di questo mondo
dove Gesù Eucaristia è solo, dimenticato o forse offeso.
Entra nel tabernacolo e prostrati a terra al posto mio.
Adora per me il Corpo preziosissimo di Cristo.
Fa' risuonare la tua voce angelica per lodare, ringraziare e riparare per tutte le volte in cui io stesso sono stato freddo e distratto, e per tutti gli uomini che in questa notte non ti conoscono o non ti amano.
Porta a Gesù il mio affetto, le mie suppliche e le mie pene.
Digli che il mio spirito veglia con Lui,
e chiedigli di benedire la mia casa, i miei cari e il mondo intero.
E mentre tu, mio santo Custode, adori per me il Re dei re, custodisci la mia mente e il mio cuore nella pace, affinché il mio sonno sia un atto di abbandono fiducioso nel Suo Cuore.
Sia lodato e ringraziato in ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento. (tre volte)
Amen.

mercoledì 19 agosto 2026

La Dipendenza Affettiva e la paura di non essere amati

Love addiction


“A volte è come se mi mancasse
quella parte di anima
che si incastra nel puzzle del mondo.
Apro migliaia di scatole,
trovo pezzi bellissimi e colorati,
ma è dentro di me che manca il pezzo
con cui completare l’incastro”
Anonimo
PREMESSA
La sofferenza di cui intendo parlare in questo articolo rientra nelle cosiddette “new addiction”: la dipendenza affettiva. Si tratta di una dipendenza non legata all’utilizzo di sostanze, ma di tipo relazionale. Le somiglianze con le dipendenze da sostanze, come vedremo, sono molte, tali comportamenti sono finalizzati ad alleviare stati d’animo disforici, l’individuo può essere soggetto a crisi di astinenza e allo sviluppo della poca tolleranza che lo porta ad aumentare sempre di più la frequenza del comportamento percependo di non essere in grado di controllarlo. La società post- moderna, il nostro ambiente, è una società individualista in cui l’Io prevale sul Noi, viene definita da Baumann una società “liquida” in cui i legami tra le persone e con le istituzioni sono molto fragili. I contenitori sociali tradizionali come la famiglia, la scuola o le comunità religiose, non costituiscono più dei solidi punti di riferimento. Il bisogno dell’essere umano di sviluppare un’appartenenza è imponente ma non soddisfacente. Possiamo pensare all’uomo post- moderno, estremizzando un po’, come ad un albero senza forti radici che fatica a sviluppare i propri rami in una crescita armonica e bilanciata. Una società che non sostiene lo sviluppo delle appartenenze produce individui soli, confusi, fragili, eccessivamente digitalizzati, concentrati sulla superficie dell’essere ed incapaci di stare in contatto con le proprie emozioni e di individuare i propri bisogni. La struttura di personalità di chi è cresciuto senza riferimenti e certezze è spesso fragile e se a livello professionale può esserci una buona riuscita, a livello relazionale emergono grandi difficoltà. 
Il paziente affetto da dipendenza affettiva, fondamentalmente, si sente mancante, carente, incompleto.
Se la psicopatologia è la sofferenza della relazione, nella relazione trova la sua cura. Quell’incontro mancato che non ha permesso al paziente di sviluppare un senso di integrità emerge in terapia come bisogno di una specifica esperienza di contatto. C’è una verità silenziosa che molte persone portano dentro, spesso senza riuscire a darle un nome: non essere stati amati da bambini. Non parliamo solo di abbandoni fisici o di gravi maltrattamenti, ma di qualcosa di molto più sottile e profondo. Parliamo dell’assenza di sguardi che accolgono, di abbracci, di parole che rassicurano, di presenze che ci insegnano a sentirci degni, importanti, visti. Crescere senza amore o con un amore condizionato, malato, intermittente, giudicante ecc. lascia un segno invisibile nello sviluppo della personalità, ma potentissimo. Se quel genitore è assente, anaffettivo, ipercritico o instabile, il bambino non può riconoscersi come degno d’amore. Così si costruisce un sé fragile, frammentato, spesso portato a cercare conferme fuori, a tutti i costi. È come iniziare a scrivere la propria storia su un foglio già strappato o peggio ancora, macchiato.

STIAMO MOLTO ATTENTI  IN QUEST'ERA DIGITALE!!!

ENTRIAMO NELLO SPECIFICO
Un aspetto importante riguarda la distinzione tra la Dipendenza Affettiva e il Disturbo Dipendente di Personalità, in quanto spesso si tende ad equiparare le due condizioni. In realtà le due condizioni devono essere considerate in maniera separata per vari motivi. Nel disturbo dipendente di personalità prevale il bisogno di protezione e accudimento, nella dipendenza affettiva tale bisogno non è solo prevalente, ma esasperato. Le persone con disturbo dipendente di personalità permettono agli altri di impossessarsi e gestire le aree della loro vita, mentre nella dipendenza affettiva questo non accade;
Nel disturbo dipendente di personalità, la figura/causa della dipendenza viene subito sostituita con un’altra o con una sostanza, mentre nella dipendenza affettiva il paziente si “fissa” sulla relazione mancata e tenta di recuperarla in ogni modo.
Nel disturbo dipendente di personalità la dipendenza dalle altre persone è costante, essendo un tratto di personalità, mentre nella dipendenza affettiva si sviluppa solamente in alcune relazioni.
Possiamo dunque considerare la dipendenza affettiva come un disturbo relazionale del “qui e ora”, riconducibile anche ( MOLTO SPESSO) ad eventi traumatici infantili.

Chi è la persona con dipendenza affettiva?
La persona con dipendenza affettiva presenta una scarsa autostima e fiducia in sé stessa. Convinta di non meritare di essere amata, vive costantemente nella paura di non piacere, teme la solitudine, accetta di fare qualunque cosa per l’altro anche se questa va contro i suoi valori. Un complesso di inferiorità che induce la persona ad asservirsi e, talvolta, a tollerare l’intollerabile per conservare quel poco d’amore che è riuscita a strappare. Giacché fa fatica a porre dei limiti, nutre una paura viscerale di essere abbandonata. La sua libertà viene delegata a qualcun altro. Si mette sotto la tutela di questo il quale acquisisce un forte potere. Troppo occupata a ricercare fuori di sé ciò che crede di non trovare dentro, la persona si interessa poco a sé stessa fino a negare la propria identità ponendo la responsabilità della propria vita nelle mani di terzi rendendolo spettatore della propria esistenza.
La caratteristica prevalente di queste persone sembra essere una costante sfiducia in sé stessi ed una percezione di una enorme insicurezza personale e sociale. Permettono passivamente che gli altri dirigano quasi completamente la sua vita e non avanzano richieste per timore di compromettere queste relazioni considerate probabilmente protettive, delle vere e proprie ancore di salvezza. Si manifesta inoltre una difficoltà a prendere decisioni importanti; tipica la richiesta di continue ed eccessive rassicurazioni a persone significative. Questa caratteristica non rende le persone dipendenti in grado di prendersi cura di sé stesse senza che sia qualcun altro a farlo. Si considerano inadeguati ed indifesi e, pertanto, si potrebbero percepire come incapaci di affrontare il mondo e la vita con le proprie forze. Ricercano in genere relazioni strette soprattutto con qualcuno che sembra in grado di affrontare la vita, che li protegga e che si prenda cura di loro. Cedono, in altri termini, le proprie responsabilità in cambio di cure. Pur di compiacere l’altro significativo ed evitare il conflitto evitano ogni forma di controversia. Nel caso in cui la relazione dipendente finisse potrebbe esserci una sorta di sentimento di disgregazione con tendenza alla depressione e, l’unica alternativa, sembrerebbe essere trovare quasi immediatamente una sorta di rimpiazzo, una figura affiliativa nuova con cui ristabilire un legame appunto dipendente. 















STILE DI ATTACCAMENTO
Analizzando le caratteristiche degli individui con le varie tipologie di attaccamento, risulta evidente che le persone con attaccamento insicuro-ambivalente rispecchiano i tratti tipici degli individui con dipendenza affettiva: controllo ossessivo di sé, dell’altro e della relazione; la convinzione di non essere degni d’amore; la ricerca continua di relazioni simbiotiche con persone idealizzate; il terrore della separazione e della perdita.
L’esperienza del dipendente affettivo è stata caratterizzata da figure di riferimento presenti ma in maniera intermittente, arrivando spesso ad un’inversione di ruoli che vede il bambino adultizzato e il genitore-bambino. L'attaccamento insicuro (specialmente nella forma ansiosa-ambivalente) è una delle cause principali della dipendenza affettiva. Chi cresce con un legame instabile sviluppa la paura costante dell'abbandono e il dubbio di non valere abbastanza.
La paura dell'abbandono e la dipendenza affettiva sono profondamente collegate: la prima rappresenta la ferita emotiva di base (il terrore di restare soli o rifiutati), mentre la seconda è la strategia disfunzionale messa in atto per evitarla, portando la persona ad annullarsi pur di mantenere integro il legame. La dipendenza affettiva è una modalità relazionale in cui la persona si rivolge continuamente agli altri per essere aiutata, guidata, sostenuta. La persona dipendente, avendo una scarsa fiducia in sé stessa, fonda la propria autostima sulla rassicurazione, sull’approvazione altrui ed è incapace di prendere decisioni senza incoraggiamento esterno. Ha una inclinazione a delegare parti significative della propria personalità ad altri in cambio di una garanzia affettiva e di una rassicurazione.

ANSIA DI SEPARAZIONE
Una persona che soffre di ansia da separazione è un adulto ansioso che vive un costante senso di insicurezza, come di precarietà personale, e che tende a dirottare questa mole di ansia verso alcune persone significative. L’adulto con ansia da separazione teme che accadano cose assai spiacevoli o persino disastri alle persone care, è molto apprensivo rispetto alla salute dei propri familiari, genitori o fratelli, inoltre, se in coppia, teme l’allontanamento del proprio partner, quindi di essere lasciato. Ma, non si tratta di una comprensibile e umana paura che il partner lo lasci: piuttosto, si tratta di un senso di minaccia, di tensione incombente profonda e duratura che equivale allo stato di ansia e sgomento di un bambino abbandonato dai suoi genitori. E’ comune vedere anche una difficoltà o totale incapacità a stare da solo, sia a casa che fuori, l’adulto con ansia da separazione mostra un attaccamento eccessivo a determinate persone, in virtù del quale vive una dilagante paura di un qualche evento che possa separarlo da queste persone, tipicamente una malattia, un trasferimento o la morte naturalmente. Questa importante mole di ansia gli va a procurare un malessere diffuso, sia fisico che psicologico, che può manifestarsi in un corteo di sintomi fisici, cioè somatizzazioni, ricerca della prossimità fisica verso le persone alle quali è ultra legato, ricerca da loro di protezione e rassicurazione, ma anche, all’inverso, accudimento costante verso queste persone, infine, attacchi di ansia acuta o veri e propri attacchi di panico e insonnia. L’adulto che ha avuto questo problema fin dall’infanzia ha tratti dipendenti di personalità viene percepito dal partner e dagli altri  come richiedente, invadente, sempre bisognoso di attenzioni. Questo può portare a frustrazione e conflittualità nella coppia e in famiglia. La persona cerca strenuamente di non separarsi dalle persone significative: qualora questo accada, può andare in scompenso, cioè sviluppare sintomi ansiosi e depressivi e veder diminuire drasticamente le proprie competenze relazionali, l’autonomia, il suo funzionamento quotidiano e la sua qualità di vita. Vissuti di tristezza, senso di vuoto, perdita d’interesse o di piacere, sonno disturbato, inappetenza, stanchezza cronica, sentimenti di autosvalutazione o di colpa ricorrenti, difficoltà a lavorare, agitazione, irritabilità, tensioni muscolari, sensazioni di ottundimento, mal di testa ricorrenti, gastriti, coliti e quant’altro sono tutti sintomi che, se perdurano nel tempo, rischiano di condurre a veri e propri disturbi d’ansia o a quadri depressivi.

LA CURA
La psicoterapia della Gestalt legge la dipendenza affettiva come un'interruzione del contatto sano al confine tra l'organismo e l'ambiente. Invece di vedere il problema solo dentro la singola persona, la Gestalt analizza la relazione come una "bolla" in cui il bisogno dell'altro serve a coprire un vuoto antico.
In un’ottica gestaltica, nella fase della dipendenza sana del bambino dalla madre c’è stato un vuoto, una mancanza dell’Altro che ha offerto una relazione non nutriente e priva del riconoscimento dei bisogni del bambino. 
Quest’ultimo, dunque, è rimasto “affamato”. 
La stessa può aiutare il paziente dipendente affettivo a riconoscere le complesse trappole cognitive ed emotive che lo conducono a sofferenza e infelicità ad affrontarle e anche a superarle. L’indipendenza si acquisisce con la crescita e quel progressivo processo che in psicologia viene detto di separazione ed individuazione. La persona dipendente deve disabituarsi ad un modo di amare insano e doloroso ed essere consapevole che si può amare in modo sano e appagante. Come in tutte le dipendenze, abbandonare l’oggetto che le causa provoca crisi di astinenza.  Per uscire dalla dipendenza affettiva questo deve essere messo in conto: è un processo che richiede pazienza e continuità ma dentro una sana relazione terapeutica basata su differenziazione e svincolo è possibile!

Psicoterapeuta della Gestalt
Maria Cristina Siino