Carmen Hernández Barrera, nasce a Ólvega (Soria, Spagna), il 24 novembre 1930, figlia di Antonio Hernández Villar e di Clementa Barrera Isla, quinta di 12 figli (3 muoiono ancora piccoli), ed è battezzata il 28 novembre nella chiesa parrocchiale di Santa María la Mayor a Ólvega. Ai tre mesi si trasferisce con la famiglia a Tudela e torna a Ólvega per le vacanze.
Tra il 1935 e il 1945 studia al Colegio de la Compañía de María, a Tudela. La sua famiglia, di origini semplici, trova a poco a poco, nell’intraprendenza del padre, una notevole crescita economica, fino a trasferirsi a Madrid nel 1945. E qui, nella scuola Colegio Jesús-María, prosegue i suoi studi sino al 1948. Gli anni trascorsi a Tudela sono particolarmente importanti per la vita di Carmen. Nella cittadina vi era infatti, proprio accanto al collegio dove lei fece i suoi studi, la scuola dei gesuiti “S. Francesco Saverio”, dove passavano regolarmente missionari provenienti da tutto il mondo, dall’India, dal Giappone, dall’America…, attraverso i quali il Signore accese in lei la chiamata alla missione. Fin da giovane sentì questa vocazione che volle seguire con passione, nonostante i contrasti con la famiglia; varie volte tentò anche di scappare da casa per andare in missione, ma il padre glielo impedì.
Studiò e completò gli studi di Scienze Chimiche alla Universidad Complutense di Madrid, con risultati brillanti. Lavorò poi in varie industrie familiari fino a quando, nel 1954, abbandonò la promettente carriera che il padre voleva per seguire Cristo, entrando a far parte dell’Istituto delle Missionarie di Cristo Gesù, fondato da poco in Navarra.
Tra il 1955-56 compie il suo anno di noviziato nel loro Istituto missionario a Javier e il 3 ottobre emette i voti temporanei. Nel 1957 entra nella casa di formazione delle Missionarie di Cristo Gesù a Valencia, ed inizia i suoi studi in Scienze Sacre (Teologia), che conclude nel 1960 con una tesina su “La necessità della preghiera nel pensiero di Pio XII” e ottiene il voto finale di Summa cum laude. A Valencia ha modo di conoscere il Vescovo, Mons. Marcelino Olaechea y Loizaga; egli, già come Arcivescovo di Pamplona aveva appoggiato la nascita di questo Istituto Missionario ed ora, a Valencia, assiste le Missionarie e sarà preziosa guida per Carmen.
Nel 1960-61 soggiorna a Londra, per studiare e migliorare la conoscenza dell’inglese e preparare così la missione a cui si sente chiamata, in India. Ma nell’inverno di quel 1961 un telegramma della sua superiora la richiama in Spagna, a Barcellona, dove giunge a gennaio del 1962. Le superiore dell’Istituto, per alcuni contrasti interni, decidono che Carmen ed alcune sue compagne, debbano lasciare l’Istituto prima di fare la professione perpetua ad ottobre.
Questa rottura del suo progetto missionario, che le causa molta sofferenza, avviene contemporaneamente con la conoscenza di teologi che stanno preparando il rinnovamento liturgico che si sta attuando con il Concilio Vaticano II: potrà così vedere illuminata la sua sofferenza alla luce del Mistero Pasquale della morte e risurrezione di Gesù Cristo.
A Barcellona ha modo di conoscere Padre Pedro Farnés, liturgista spagnolo, che dà classi di liturgia e che è molto in contatto con tutto il rinnovamento liturgico Carmen segue le sue lezioni.
Il 28 agosto 1962 Carmen deve lasciare l’Istituto delle Missionarie di Cristo Gesù. Alla luce delle lezioni di Padre Farnés sul Mistero Pasquale vivrà questo tempo come una chiamata del Signore ad offrire il suo Isacco, la vocazione alla missione che sente sin dalla giovinezza: questo evento della sua vita la renderà molto sensibile a quanto il Concilio sta offrendo alla Chiesa mediante la Costituzione Sacrosanctum Concilium, ricchezza che Carmen donerà al Cammino con le sue catechesi sul Mistero Pasquale e l’Eucaristia. Carmen, insieme alle altre compagne che hanno lasciato l’Istituto delle Suore Missionarie, va a vivere nella Casa Antúnez, un quartiere operaio di Barcellona, e lavora in una fabbrica, pensando di poter un giorno annunciare Gesù Cristo alle operarie… Ma questo giorno non arriva mai e così con le sue compagne pensano di andare in missione tra i minatori in Bolivia.
Ma prima di partire per la missione, sull’esempio di tanti santi, decide di recarsi in pellegrinaggio in Terra Santa, sulle tracce della Parola di Dio: proclamandola nei luoghi dove si è compiuta. Qui le si aprono in modo sorprendente le Scritture e vede come per il rinnovamento della Chiesa si debba ritornare alle origini della comunità cristiana e alle radici ebraiche del cristianesimo. Questa esperienza esistenziale permetterà a Carmen di accogliere con particolare attenzione e ricchezza la Costituzione conciliare Dei Verbum, per trasmetterla poi, con Kiko, al Cammino. Il 7 di agosto di quell’anno, 1963, da Marsiglia, in nave, parte con destinazione a Israele.
Il 5 gennaio 1964, durante la visita di Papa Paolo VI in Palestina, Carmen è presente durante il suo passaggio a Nazaret. Qui conosce il Padre Gauthier, fondatore della famiglia religiosa: “I Compagni e le compagne di Gesù carpentiere”: uomini e donne possono vivere una vita religiosa comune. E questo le illumina un modo nuovo di vivere la vita religiosa.
Il 5 luglio 1964 Carmen torna a Barcellona pensando di trovare le sue compagne, ma queste sono a Madrid. Il 12 luglio va a Madrid per incontrare la sua famiglia e le sue compagne e per preparare la missione in Bolivia. 15 luglio Pilar Hernández, sua sorella, gli parla di Kiko Argüello e di quello che sta facendo con i poveri. A settembre entra in contatto con Kiko Argüello il quale, a novembre, decide di andare a vivere tra i baraccati di Palomeras Altas e qui, nel 1965, si va formando una piccola comunità tra i poveri. Carmen conosce questa comunità e resta sorpresa nel vedere che a questi poveri interessa conoscere Gesù Cristo. Carmen comincia a frequentare la comunità e decide di andare a vivere lì vicino. Il 28 agosto 1965 la Guardia Civil incomincia la demolizione delle baracche di Palomeras e comincia con la baracca di Carmen. Kiko riesce a convincere l’Arcivescovo di Madrid, Mons. Casimiro Morcillo, a venire ad aiutarli e ferma la demolizione. L’arcivescovo, che viene da essere segretario del Concilio Vaticano II, incontra la comunità che lì si è formata, la benedice e li invita a portare questa esperienza nelle Parrocchie di Madrid. Questo fatto aiuta Carmen a decidere di non partire per la Bolivia, ma ad unirsi a Kiko nell’opera di evangelizzazione. E qui, tra i poveri di Palomeras, dove Carmen vede nascere una “comunità cristiana”, le si illumina l’altra Costituzione conciliare, la Lumen Gentium, il mistero della Chiesa che si fa presente nella storia attraverso una comunità di fratelli e sorelle diversi per età, cultura, estrazione sociale…
Si resta sorpresi nel vedere come la vita di Carmen, i tratti che ne costituiscono la trama, sono come concatenati alle Costituzioni conciliari: Dio l’ha preparata ad accogliere il contenuti di questi testi (Mistero Pasquale, Parola di Dio, Chiesa/comunità) con i fatti della sua storia: l’uscita dall’Istituto, il pellegrinaggio in Israele sulle tracce della Parola di Dio, la comunità delle baracche), in modo che potessero diventare la traccia e i contenuti delle catechesi che, con Kiko, hanno dato forma ad una modalità di Iniziazione Cristiana, recuperando e adattando all’oggi la prassi del catecumenato antico, come richiesto dal Concilio stesso: “Si istituisca il catecumenato degli adulti distinto in più gradi…, destinato ad una conveniente istruzione…” (SC 64). È il “tripode”, Parola, Liturgia, Comunità, che sta a fondamento del Cammino Neocatecumenale.
Nel 1966 Kiko e Carmen iniziano a fare catechesi in una parrocchia di Madrid e, nel 1967, a San Frontis (Zamora). Il 26 marzo celebrano la prima Veglia Pasquale a Fuentes (Segovia). A novembre iniziano le catechesi ad Avila e incontrano don Dino Torreggiani che li invita ad andare a Roma.
A giugno 1968 Kiko e Carmen vanno a Roma. Kiko va a vivere al Borghetto Latino e Carmen dalle Suore di Santa Brigida. Don Dino li porta in visita al Santuario di Pompei per mettere la loro opera sotto la protezione della Madonna. Visitano alcuni parroci di Roma, che non si mostrano per nulla interessati e, attraverso alcuni giovani che lavorano tra questi baraccati del Borghetto, entrano in contatto con la loro Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi. Accompagnati da padre Francesco Cuppini, di Bologna, come presbitero dell’équipe, tra settembre e novembre 1968 fanno le catechesi e nasce la prima comunità dei Martiri Canadesi, a Roma.
Padre Mario Pezzi è invitato ad accompagnare Kiko e Carmen durante i periodi di evangelizzazione in Italia, fino al 1982, quando è chiamato a far parte dell’équipe responsabile del Cammino Neocatecumenale, fino ad oggi.
Molti eventi della biografia di Carmen si coniugano poi con lo sviluppo e la storia stessa del Cammino.
Il temperamento artistico di Kiko, la sua esperienza esistenziale e la sua formazione come catechista nei Cursillos de Cristiandad, insieme alla preparazione teologica di Carmen, alla sua passione per l’evangelizzazione e alla conoscenza del movimento di rinnovamento del Concilio Vaticano II, saranno le basi del Cammino Neocatecumenale.
Quest’opera riceve la sua prima benedizione ufficiale durante l’Udienza dell’8 maggio 1974, con le parole del Papa, S. Paolo VI: «Quanta gioia e quanta speranza ci date con la vostra presenza e con la vostra attività!», e una conferma molto preziosa durante l’udienza del 12 gennaio 1977, con l’allocuzione del Papa interamente dedicata al Cammino Neocatecumenale; al termine dell’udienza il Papa riceve privatamente Kiko e Carmen e a Kiko dice: “Sii umile e fedele alla Chiesa e la Chiesa ti sarà fedele”, e a Carmen, inginocchiata davanti a lui, pone la mano sulla testa.
Kiko e Carmen, sempre molto attenti e fedeli al Magistero della Chiesa, dopo il Discorso di S. Giovanni Paolo II al VI Simposio del Consiglio delle Conferenze d’Europa (11 ottobre 1985) che chiamava la Chiesa ad una “Nuova Evangelizzazione”, si sentono spinti, da una parte, a dare inizio nel 1986 a una nuova modalità di evangelizzazione, convocando le famiglie, con i loro figli e, dall’altra, ad aprire Seminari, che siano Diocesani e Missionari, internazionali, che riceveranno il nome di Redemptoris Mater. Il 14 febbraio 1988, con l’appoggio del Santo Padre, il Card. Vicario Ugo Poletti, erige a Roma il primo Seminario Diocesano Missionario Redemptoris Mater.
Oggi ci sono 116 Seminari Diocesani Missionari nei 5 continenti, con più de 3000 presbiteri già ordinati. Sono instancabili viaggi missionari, con le numerose comunità sorte in tante nazioni e anche con incontri di moltitudini di giovani sia per suscitare vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa, sia per coinvolgere e chiamare le famiglie stesse, con i loro figli, ad offrirsi all’evangelizzazione del mondo di oggi. Papa San Giovanni Paolo II riconosce il “Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni”.
E due passi formali e decisivi verranno compiuti nel 2002, con il Decreto di Approvazione “ad experimentum” dello Statuto del Cammino Neocatecumenale, da parte del Pontificio Consiglio dei Laici, su incarico del Papa, San Giovanni Paolo II, e nel 2008 (11 maggio, solennità di Pentecoste), e l’approvazione definitiva del Cammino, confermata da Papa Benedetto XVI, come una “modalità di attuazione diocesana dell’Iniziazione cristiana” (Statuti, art. 1,2). A cui seguirà il 26 dicembre 2010, anche l’approvazione ufficiale del “Direttorio del Cammino Neocatecumenale”, cioè dei testi delle catechesi di Kiko e Carmen che accompagnano l’itinerario neocatecumenale. A questo seguirà poi l’8 gennaio 2012 l’approvazione delle Celebrazioni del Direttorio Catechetico e nel 2014 la conferma di Papa Francesco, attraverso la Segreteria di Stato, della prassi liturgica e degli Statuti del Cammino Neocatecumenale.
A Carmen importa solo compiere la volontà di Dio e questo le dà quella libertà di spirito e coraggio che sono propri delle persone grandi nella Chiesa. Era dotata di una intelligenza e di una capacità di lavoro non comuni e ricevette una formazione scientifica e teologica provvidenziale per la missione alla quale il Signore la chiamava insieme a Kiko Argūello: il Cammino Neocatecumenale. Studiosa delle Sacre Scritture, della Chiesa Primitiva, delle origini del cristianesimo, delle radici ebraiche del cristianesimo, delle tradizioni del popolo ebraico; nelle sue catechesi sapeva legare magistralmente l’Antico e il Nuovo Testamento; era pure una grande conoscitrice della Storia e del Magistero della Chiesa; entusiasta del Vaticano II, specialmente della Lumen Gentium, della Dei Verbum e della Sacrosanctum Concilium, con la riscoperta del Mistero Pasquale: le Costituzioni del Concilio che sono alla base del rinnovamento che il Cammino, come un itinerario di iniziazione cristiana, sta apportando alla Chiesa.
Carmen ha davvero percorso il mondo annunciando il Vangelo, contribuendo con Kiko Argüello a suscitare centinaia di vocazioni al sacerdozio, alla vita religiosa e alla vita missionaria, coinvolgendo anche intere famiglie. Ha predicato il Vangelo davanti a migliaia di giovani che la acclamavano con entusiasmo, poiché ha sempre avuto per loro una parola vera e radicale, senza paura di andare controcorrente. Con coraggio parlava dell’aborto, del valore della maternità, dei falsi femminismi, della distruzione della famiglia…, ma soprattutto dell’amore di Dio manifestato in Gesù Cristo, di cui fu sempre innamorata, come traspare dalla sua predicazione e dai suoi scritti intimi. Ha mantenuto un legame speciale di amicizia con San Giovani Paolo II. Il grande amore che ha nutrito per i Papi e per la Chiesa, e soprattutto la profondità e l’originalità delle sue catechesi, fanno sì che si possa considerare Carmen Hernández come una delle donne più importanti della Chiesa Cattolica del XX secolo.
Il 16 maggio 2015 riceve, insieme a Kiko, il Dottorato Honoris Causa in Teologia presso la Catholic University of America (CUA), il 16 maggio 2015. L’Università ha voluto conferire questo dottorato per la loro dedizione verso i poveri che ha portato tanti di loro alla comunione con Cristo nella fede cattolica. A Carmen va riconosciuto il suo inestimabile contributo dato alla formazione della sintesi teologico-catechetica del Cammino Neocatecumenale: la sua profonda conoscenza delle Scritture e del mondo ebraico, il suo contatto con tutto il rinnovamento conciliare, soprattutto attraverso Padre Farnés, la sua conoscenza del catecumenato antico e della storia della Chiesa ha reso possibile, insieme a Kiko, l’itinerario di Iniziazione Cristiana nella Chiesa di oggi.
Gli scritti intimi pubblicati dopo la sua morte, tratti dai suoi diari, ci hanno svelato una Carmen afflitta da grandi sofferenze spirituali, che viveva spesso nella «notte oscura» tra innumerevoli viaggi e un’incessante attività missionaria. A queste sofferenze, a partire dalla caduta nella cattedrale di Seul (2010), si aggiungeranno varie altre sofferenze fino alla sua morte. Nonostante tutto questo non ha abbandonato l’evangelizzazione, insieme a Kiko e a Padre Mario, fino alla fine. Il suo ultimo viaggio è stato nella sua amata Terra Santa, quattro mesi prima di morire, per accompagnare Kiko durante l’incontro dei vescovi alla Domus Galileaea (Israele) nella Settimana in Albis del 2016.
Per più di 50 anni, insieme a Kiko Argüello, ha dedicato la sua vita all'annuncio del Vangelo in tutto il mondo. È morta a Madrid il 19 luglio 2016 alle ore 16,45 all’età di 85 anni. Il 4 dicembre 2022 è stata aperta la sua Causa di beatificazione e canonizzazione nella diocesi di Madrid, ed è stata dichiarata Serva di Dio.Le sue spoglie riposano nel seminario Redemptoris Mater della capitale spagnola, meta di pellegrinaggio per migliaia di persone.
Vieni, amato dell’anima mia!
Vieni, vieni!
Io spero in te, perché tu solo mi sazi.
(Carmen Hernández)
Il 21 luglio si svolgono i solenni funerali nella Cattedrale della Almudena, presieduti dall’allora Arcivescovo di Madrid, Card. Carlos Osoro, accompagnato dai Cardinali Stanisław Rylko, Antonio María Rouco, Ricardo Blázquez, Carlos Amigo e dal Nunzio Apostolico della Spagna, Mons. Renzo Fratini, che ha letto un messaggio di Papa Francesco: “Ho ricevuto con commozione la notizia della morte della Sra. Carmen Hernández, dopo una lunga esistenza segnalata dal suo amore a Gesù Cristo e da un grande entusiasmo missionario… Rendo grazie a Dio per la testimonianza di questa donna, animata da un sincero amore alla Chiesa, che ha dato la sua vita per l’annuncio della Buona Novella…”. Nel suo intervento P. Mario ha commentato: “Gli storici approfondiranno questo fatto: la fondazione di una realtà ecclesiale realizzata da un uomo e da una donna che hanno collaborato costantemente insieme”, e questo per più di 50 anni. Il rabbino Rosenbaum, nella sua lettera di condoglianze per la morte di Carmen ha scritto: “Carmen è stata una ‘tsaddiqah‘, una donna santa e giusta, una donna di visione profetica e di un amore senza limiti per i figli di Dio. Ho avuto il privilegio di conoscerla e di aver potuto sperimentare insieme la ‘Ruah haqqodesh’, lo spirito di santità che lei possedeva in modo unico”. Queste parole non sorprendono perché Carmen, da quando nel 1963 ebbe l’occasione di visitare Israele, ha avuto un grande amore per la Terra Santa e lo ha trasmesso con passione ai fratelli del Cammino. Il funerale di Carmen è stato segnato da celebrazioni che si sono svolte in tante cattedrali e chiese del mondo. Il suo corpo giace in una cripta nel giardino del Seminario Redemptoris Mater di Madrid ed è visitato da migliaia di persone di tutto il mondo ed ogni anno, il 19 luglio, nella memoria del suo passaggio al Cielo in tante Parrocchie e Diocesi di tutto il mondo migliaia di fratelli si radunano in preghiera.