giovedì 13 agosto 2026

Disturbo Dissociativo dell'Identità e Abuso

Cos’è il DID
In psicologia, DID è l'acronimo inglese per Dissociative Identity Disorder, noto in italiano come Disturbo Dissociativo dell'Identità (un tempo chiamato disturbo da personalità multipla). Si tratta di un disturbo mentale caratterizzato dalla presenza di due o più identità distinte che prendono alternativamente il controllo del comportamento della persona, accompagnato da gravi vuoti di memoria
Quando nell’infanzia si è esposti a esperienze traumatiche gravi e prolungate, come l’abuso sessuale, può insorgere il disturbo dissociativo dell’identità. Esperienze traumatiche avvenute nell’infanzia, in particolar modo l’abuso fisico e/o sessuale grave, frequente e a volte violento, possono causare l’amnesia dissociativa. Il quadro sintomatologico mostra la presenza di un deficit nella memoria autobiografica che coinvolge principalmente gli eventi e gli elementi della storia di vita personale legati alle esperienze traumatiche e stressanti. E’ stato mostrato, comunque, che gli esposti ad abuso sessuale infantile con amnesia dissociativa non solo non ricordano l’abuso ma anche altri periodi della loro vita. 
La dissociazione, intesa come fuga dalla piena consapevolezza di quello che sta accadendo, rappresenta un meccanismo difensivo per il bambino che viene abusato. Secondo alcuni autori, per esempio, la negazione e il rifiuto dell’esperienza traumatica spingono il bambino a “credere” che quella terribile esperienza non stia accadendo a lui ma a un’altra persona (p.e., a un compagno immaginario). Con il passare del tempo, questa strategia di fronteggiamento viene usata per superare ogni situazione percepita come pericolosa e fonte di sofferenza, causando il DID in età adulta. Nelle persone affette da questo disturbo, dunque, la dissociazione continua dopo l’esperienza traumatica e produce una distruzione dell’identità, per cui si sviluppano distinti stati di personalità. Le personalità sono caratterizzate da marcate differenze nel comportamento, memoria, percezione e cognizione.
Per DID si intende una condizione in cui la persona può presentare due o più identità o stati di personalità che si alternano tra di loro e che sono connotati da caratteristiche completamente diverse, come il nome, il tono di voce, la gestualità, il temperamento, l’immagine di sé, ecc. Le persone sentono il proprio corpo diverso, come se non fosse più il loro ma, per esempio, quello di un bambino, di una persona del sesso opposto o di un’altra etnia, e percepiscono di non averne il controllo.
Ciascuna delle identità, di volta in volta, prende il controllo dei pensieri, delle emozioni e del comportamento. Le diverse identità hanno sistemi di funzionamento organizzati separatamente, ognuno con una propria prospettiva del mondo, consapevolezza ed esperienza di sé, ricordi, senso di agentività (capacità di agire attivamente per raggiungere uno scopo), desideri.


Sintomatologia
Le caratteristiche generali del disturbo sono l’esistenza di identità dissociative, confusione e alterazione tra le diverse personalità, amnesia, esperienze di depersonalizzazione e derealizzazione.
I sintomi con cui si manifesta il DID sono: sensazioni di distacco dal proprio corpo e dai propri pensieri;
frequenti vuoti di memoria;
incapacità di ricordare una parte della propria infanzia;
incapacità di spiegare alcuni eventi (p.e., trovarsi in un posto senza ricordarsi come ci si è arrivati o scoprire di avere nell’armadio dei vestiti nuovi che non si ricorda di aver comprato);
improvvise percezioni di rivivere l’evento traumatico (flashback);
allucinazioni, che sono delle esperienze sensoriali non reali, come sentire delle voci (p.e., la voce di un bambino, dei pianti, ecc.) che provengono dall’esterno o dalla propria mente;
tentativi di suicidio o atti di autolesionismo.
Inoltre, si possono accompagnare anche altri problemi: depressioni, attacchi di panico, disturbi alimentari, disturbi del sonno (come insonnia e/o incubi), disfunzioni sessuali, ecc.
Le persone con DID hanno dei frequenti vuoti di memoria su dei periodi (p.e., infanzia, adolescenza) o su degli eventi specifici (p.e., il matrimonio, la nascita di un figlio) della loro vita. A volte non ricordano anche delle procedure/operazioni consolidate (come leggere, guidare, usare il computer, ecc.) o scoprono di aver compiuto delle azioni senza ricordarselo.
Per fare un esempio, una persona che era consapevole di dove si trovava e di cosa faceva mentre saliva in macchina per andare a casa dopo il lavoro, un attimo dopo “scopre” di essere davanti casa sua e di aver già parcheggiato la macchina, senza avere alcun ricordo di aver guidato per 20 km e di essere già arrivata a destinazione . E questo diventa rilevante quando è reiterato nel tempo.



Conseguenze del DID
Gli studi condotti in vari Paesi hanno consentito di stimare che l’incidenza del disturbo si aggira attorno al 3,5% tra i pazienti ricoverati in strutture psichiatriche, 2-3% nei pazienti ambulatoriali e 1% nella popolazione generale. L’abuso infantile viene riportato nel 90-100% dei casi. Le persone che hanno subito traumi infantili presentano molto spesso sintomi dissociativi: la vita di ogni giorno diventa caotica e fonte di spavento/preoccupazione. Anche quando tendono a minimizzare l’impatto dei sintomi sulla propria vita e sul funzionamento quotidiano, il disturbo incide molto soprattutto nell’ambito relazionale, familiare e coniugale, ancor di più che sull’ambito occupazionale e professionale. I pazienti con DID spesso si sentono diversi, soli, sperimentano senso di estraneità perché pensano di essere gli unici nel mondo a vivere una simile condizione, sono certi che mai nessuno li potrà capire. Dati sperimentali, infatti, hanno mostrato che le persone con DID e con PTSD presentano simili livelli di vergogna, senso di colpa, rabbia e paura, ma che quelle con DID presentano più alti livelli di alienazione auto-percepita, associati alla sensazione di essere soli, disconnessi e diversi.
Secondo la teoria della dissociazione di personalità, il DID è la forma più complessa di che può presentare un individuo traumatizzato e l’approccio d’intervento raccomandato è il trattamento a più fasi.

TRATTAMENTO PSICOTERAPICO
La psicoterapia della Gestalt affronta il Disturbo Dissociativo dell'Identità (DID) considerando la dissociazione non come un difetto, ma come un antico adattamento creativo protettivo contro un trauma relazionale estremo. Il lavoro clinico punta a ristabilire il contatto e l'integrazione tra le diverse parti del Sé nel "qui e ora" della relazione terapeuticaUna peculiarità dell’ottica dimensionale della psicoterapia della Gestalt è lo sguardo alle dissociazioni come adattamento creativo del processo di contatto con l’ambiente. Esso consente di leggere l’esperienza dissociativa all’interno di un accadimento relazionale: “Mi dissocio con te”. Questa peculiare ottica colloca l’intervento gestaltico nella cornice di una necessaria relazionalità: il terapeuta deve innanzitutto fornire quel ground relazionale che consente al paziente di recuperare la spontaneità del processo di contatto rimasto per così dire “sospeso”.

Psicoterapeuta della Gestal
Maria Cristina Siino 

mercoledì 5 agosto 2026

Sara Mariucci e Mamma Morena



"CONSACRATEVI TUTTI AL MIO CUORE IMMACOLATO”

Tutto inizia la sera del 4 agosto 2006, mamma Anna Armentano lo racconta così: “Dopo una giornata trascorsa al mare alle 21:00, io e Sara eravamo abbracciate nel letto, la coccolavo un po’. Mentre la tenevo tra le braccia, Sara mi domanda: “Mamma mi racconti una storia?”. Gliela raccontavo tutte le sere, ma quella sera risposi: “Amore, siamo state tutt’oggi al mare, te la racconto domani”. Le ho dato un bacio e l’ho stretta forte a me. Dopo qualche minuto di silenzio - continua la mamma - durante il quale pensavo si fosse addormentata, sento la sua vocina che dice: “Quando ero pittola, pittola (piccola, ndr) ero in un posto lontano, lontano, meraviglioso”. “E dov’eri?”, le domandai. “Su una nuvoletta”. “E con chi eri?. “Con la mamma Morena”. “La mamma Morena? E chi è questa mamma?”, le ho chiesto meravigliata. “È l’altra mia mamma”. “L’altra tua mamma? Ma Sara, sono io l’unica mamma”, le ho detto ancora più stupita. “E come è quest’altra mamma?”. “È buonissima”, mi ha risposto con un sorriso che le illuminava il viso e con l’aria di chi sa quello che dice. “Più buona di mamma Anna?”. “Sì”. “Sara, veramente, sei sicura?”. “Sì”. “E descrivimela un po’, di che colore ha i capelli?”. “Blu”. “E gli occhi?”. “Castani come i miei”. “E tu lasceresti mamma Anna per andare da mamma Morena?”. “Sì”, mi ha risposto con il sorriso luminoso che le irradiava il viso. Il racconto di mamma Anna sembra un semplicissimo racconto, mosso dalla fantasia di una bambina di soli tre anni. Se non fosse che quanto accadde l’indomani di questo racconto ha dell’incredibile.
Per tutta la mattina del 5 agosto, infatti, Sara ha un’espressione particolare sul suo visetto. Sembra malinconica, quasi assente. Ad un certo punto, riceve anche un piccolo rimprovero, che le dà modo di parlare nuovamente di quella sua seconda mamma: “Mamma Morena non mi sgrida mai”. Verso le 13.30 la famiglia si reca presso il lido “Stella Maris” dove consuma il pranzo, ed è in quel momento che la bambina, insieme al fratello e al cuginetto, si allontana solo di qualche metro, per raggiungere i giochini elettrici, quelli che solitamente si incontrano sul lungomare e funzionano con le monetine.
“Di lì a poco la mia vita sarebbe cambiata per sempre”, spiega mamma Anna. Sara, infatti, salendo sulla pedana di uno di quei giochi, rimane fulminata da un cortocircuito e muore sul colpo.
Eppure quella che, ad un primo sguardo, sembra una immane e inaccettabile tragedia nasconde una verità che piano piano si disvela, mostrando i tratti di un disegno d’Amore di Dio, infinitamente più potente del male e persino della morte. Si scoprirà infatti che Mamma Morena non è un’invenzione di una bambina ricca di fantasia, ma è la Madonna in persona. E grazie ad una intuizione illuminata del babbo di Sara, Michele, i familiari vengono a conoscenza di una Madonna di nome Morena, amata e venerata in Bolivia, la quale corrisponde esattamente alla descrizione fatta dalla bambina. I capelli blu di cui parla Sara, per esempio, stanno proprio a simboleggiare il manto della Vergine Santa.
Ma non è tutto, la festa di tale Madonna Morena è celebrata il 5 agosto, esattamente il giorno in cui Sara è tornata ad abitare il Paradiso. Appare sempre più evidente che la Madonna, presentandosi a Sara in forme e contorni ancora da scoprire nel profondo, l’ha resa partecipe in un modo tutto speciale del suo piano di salvezza per il mondo intero.
Leggendo a ritroso la storia di Sara, infatti, i familiari hanno riscontrato una serie ricchissima di segni lasciati dal Cielo a conferma di quell’intuizione. Come, per esempio, il fatto che il fratellino e il cuginetto di Sara siano rimasti illesi nonostante fossero anch’essi sul medesimo gioco. Il perito tecnico che ha studiato il caso ha dichiarato questo fatto come scientificamente inspiegabile dal momento che la scarica elettrica che ha colpito Sara era “in grado di uccidere un elefante”. Palmiro, il nonno paterno di Sara, spiega l’inspiegabile così: “Questa non è una disgrazia, perché se fosse stata una disgrazia i morti sarebbero stati tre e non uno. Dopo tutta questa storia, e tutto questo percorso fatto, io posso dire che quella apparente disgrazia, oggi la possiamo annoverare come una grazia”. Parole che possono anche creare scandalo, ma che assumono un significato profondissimo se si procede nella conoscenza di questa anima prediletta da Dio.

“IL MIO CUORE TRIONFERÀ”
Subito dopo la morte della bambina accade un primo fatto miracoloso che interessa proprio la sua famiglia, a partire da mamma e papà. Occorre premettere che la famiglia di Sara, in quel periodo, era molto lontana dalla fede: mamma Anna racconta che la chiesa era da loro frequentata forse per le grandi ricorrenze e che le poche preghiere che Sara conosceva le erano state insegnate dai nonni. Anna, infatti, con Dio aveva chiuso nel momento in cui aveva scoperto che suo cognato era malato di Parkinson e destinato perciò a morire presto. Un dolore insopportabile per la povera Anna che da bambina, a soli 5 anni, aveva visto il padre uccidere a colpi di pistola la madre e che, proprio in quel cognato, aveva ritrovato la forza e il coraggio di credere ancora nell’amore della figura paterna.
Ebbene, quando anche la figlia di tre anni le muore all’improvviso, Anna cade in un'atroce disperazione e per il troppo dolore rifiuta di vedere il corpo senza vita della sua bambina. Grazie ad una amica, però, Anna e Michele si convincono ad andare a salutare la figlioletta. Ed è proprio lì, davanti al corpo di Sara, che succede il miracolo. Ecco cosa racconta Anna: «Vivevo in me una lacerazione incredibile, un dolore grande come un abisso, ero disperata, angosciata. Poi l’ho vista. (…) Ho visto la serenità, la pace, la gioia che avevano trasfigurato il suo viso: era bellissima, sembrava molto più grande. Dentro di me tutto è cambiato: ho sentito una pace, una serenità mai sentite prima in vita mia. La mente si è aperta, il cuore si è spalancato. Lo spirito del Signore è sceso su di me e mio marito Michele. Ho capito in quel momento tante cose: Sara non è morta, è risorta con Cristo. Maria l’ha presa tra le sue braccia portandola a vivere in Paradiso. (…) Dio è entrato nel mio cuore dicendomi: "Sara è con me”. Dio mi ha presa tra le Sue braccia, mi ha sollevata e ha impedito che io provassi ancora angoscia e disperazione. Sara, il mio piccolo tesoro, è in Paradiso e siccome: “Dove è il vostro tesoro, là è il vostro cuore", il Paradiso è nel mio cuore ed io sono in Paradiso con Sara». Ma non è tutto perché, dopo questo primo miracolo, Dio ha convertito e guarito il cuore di una intera famiglia.

IL PIANO DI MARIA E DEI SUOI BAMBINI
Come non vedere, nel dono di questa piccola bambina, il realizzarsi dei piani di Dio, ripetutamente annunciati dalla Madonna in tutte le sue più recenti apparizioni, da Fatima in poi. Innanzitutto, la richiesta di consacrare sé stessi e il mondo intero a Dio attraverso il Cuore Immacolato di Maria, offrendo così la propria vita per Amore di tutto il mondo. Ebbene, in quella domanda: "Tu lasceresti mamma Anna per andare da mamma Morena?" e in quel "Sì", reso con gioia e convinzione non vi è forse una Consacrazione a Dio Padre attraverso il Cuore Immacolato di Maria? E nell'imminente salita al Cielo della bambina, non si scorge una umilissima e purissima offerta della propria vita per Amore?
E ancora. L’annuncio di dure prove e di una vera e propria lotta di satana contro la famiglia, ripetutamente profetizzate dalla Madonna, non si ritrovano forse in tutte le prove acerbissime che la famiglia di Sara ha dovuto affrontare? E anche in tutte le numerosissime famiglie ferite che oggi domandano la sua intercessione dal Cielo? Ma soprattutto la promessa del Trionfo del Cuore Immacolato, cioè della vittoria dell’Amore di Dio e della Sua salvezza in tutti i cuori che lo desiderano, non è forse l'immagine che ci restituisce oggi Sara della sua stessa famiglia e il suo desiderio per tutte quelle che a lei si affidano?