domenica 21 febbraio 2016

La Trasfigurazione di Gesù

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 DIETRO LA CROCE 
LA GLORIA
LA TRASFIGURAZIONE DI CRISTO SUL MONTE TABOR

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Quello della Trasfigurazione è un Vangelo di grande consolazione, innanzitutto per i discepoli frastornati terribilmente dall’annuncio della Passione. Gesù offre questa Trasfigurazione, momento provvisorio, per avere la forza di riprendere il cammino. Tutti i grandi profeti hanno avuto momenti difficili e momenti terribilmente belli dove la contemplazione sul monte diventa presenza misteriosa di Dio, ma anche impegno a ripartire. I due personaggi che ci offre il Vangelo di Marco nella Trasfigurazione, Mosè ed Elia, sono persone che, nella vita, obbedendo al Signore, hanno dovuto affrontare difficoltà, solitudini, amarezze, persino a volte condanne a morte. Sono la memoria di una vocazione difficile, estremamente tribolata, irta di problemi, che ha conosciuto il rifiuto e la persecuzione. Stranamente la vita di Dio passa sempre per terreni accidentati: a nessun profeta Dio regala la grazia a poco prezzo. La presenza di un profeta in mezzo agli uomini sarà sempre una presenza osteggiata. La scelta degli spettatori la dice lunga. Vengono chiamati con Gesù sul Tabor non i discepoli migliori o i più meritevoli, ma i cospiratori, quelli che maggiormente agitavano aria di grandezze. Pietro di cui conosciamo le sue resistenze interiori insieme a Giovanni e Giacomo. 


Questi sono i discepoli che di lì a poco si renderanno odiosi per le loro smanie di carriera e spettatori della trasfigurazione, discepoli con la ‘fedina penale sporca’, che non muteranno atteggiamento nemmeno dopo lo sbalorditivo evento del Tabor, tant’è vero che scesi dal monte dimostreranno di non aver capito nullaPrendendo in esame, in particolare, la figura di Pietro, vediamo come la reazione entusiastica di questi abbia indubbiamente un aspetto positivo, cioè è bello vedere la gloria del Cristo a volto scoperto e sarà ancora più bello il momento in cui lo contempleremo per sempre. Questa bellezza è quella che ogni cristiano, ogni credente deve sentire nel cuore; è una bellezza da desiderare e da coltivare, perché sarà eterna. Oltre a questo aspetto positivo escatologico l’entusiasmo di Pietro ha un aspetto negativo e sbagliato: la pretesa di fermare il tempo, di rendere permanente il transitorio. La dinamica di luci e ombre è propria della storia, per cui la stessa trasfigurazione non si può fermare. All’entusiasmo di Pietro subentra lo spavento. Pietro fa la scoperta che il tempo è santo e quel Gesù è la Gloria di Dio, anche se ne vedranno più tardi la debolezza, il pianto, la tristezza.
Nel contesto della narrazione evangelica, la trasfigurazione vuole esorcizzare lo scandalo degli apostoli sconcertati dall’annunzio di Gesù circa l’esito della sua vita. La trasfigurazione, mentre ci incoraggia nel cammino di conversione, indica nella personale trasfigurazione ad immagine di Cristo, anche l’esito della grazia del Battesimo. Tutti noi con la grazia del Battesimo siamo stati RIGENERATI ad una VITA NUOVA!!!  Per i tre discepoli è un’esperienza unica sentire il Padre che chiama il Figlio, "l’Amato". 
Gesù salì sul monte e si trasfigurò. La traduzione esatta è subì una metamorfosi, indica il passaggio da una forma all’altra, secondo l’evangelista Marco Gesù apparve rivestito di gloria divina ne evidenzia le vesti splendenti. Pietro da bravo intraprendente non si risparmia e prende la parola: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia», una richiesta che nasce da chi ha il desiderio di prolungare attimi felici, eterni.
Pietro si presenta anche in veste altruista, al numero tre non aveva considerato la tenda per i discepoli, per lui era importante protrarre quel momento. L’immagine delle tende richiama la comunione. Ma Pietro proprio non sapeva cosa stava dicendo, in effetti Lui è preso dalla bellezza del volto di Gesù, ma questo volto di Gesù ci riporta al suo regno. Ecco che apparve una nube e furono presi da spavento. La nube attesta la presenza di Dio, come si può notare nell’AT: qui avvolge Gesù con Mosè ed Elia, i discepoli ne restano fuori e dalla nube si sente la voce di Dio: Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo! La trasfigurazione ha uno scopo preciso: rivelare ai discepoli disorientati il senso profondo e nascosto della croce di Cristo. I discepoli hanno capito che Gesù è il Messia e si sono persuasi che la sua strada conduce alla croce, ma non riescono a comprendere che la croce nasconde la gloria. Per questo hanno bisogno di un’esperienza, sia pure fugace e provvisoria, hanno bisogno che il velo si sollevi. E’ questo il significato della trasfigurazione nell’itinerario di fede del discepolo: è una verifica. Dio concede ai discepoli, per un istante, di contemplare la gloria del Figlio, di anticipare la Pasqua, di comprendere che la strada di Dio non è chiusa ma aperta.

Ascoltiamolo!!!


Maria Cristina Siino

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