Oggi, solennità del Corpus Domini.
Mentre meditiamo insieme la
profondità dell'amore che ha spinto il Signore a restare con noi sotto le
specie sacramentali, ci sembra di udire quasi fisicamente quel suo insegnamento
alla folla:” Ecco, il seminatore usci a seminare. E mentre seminava, una parte
del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra
parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra; subito germogliò,
perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non
avendo radici si seccò. Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e
la soffocarono. Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il
cento, dove il sessanta, dove il trenta (Mt 13, 3-8).
È Gesù che passa.
Vorrei che, vedendo tutto ciò,
prendessimo coscienza della nostra missione di cristiani e volgessimo lo
sguardo alla Sacra Eucaristia, a Gesù che, presente in mezzo a noi, ci ha
costituiti Sue membra: Vos estis corpus Christi et membra de membro (1 Cor 12,
27), voi siete il corpo di Cristo e membra unite ad altre membra. Il nostro Dio
ha deciso di rimanere nel tabernacolo per essere nostro alimento, per darci
forza, per divinizzarci, per dare efficacia al nostro lavoro e al nostro sforzo.
Gesù è allo stesso tempo seminatore, seme e frutto della semina: è il Pane di
vita eterna.
Il miracolo costantemente rinnovato della
Sacra Eucaristia ha in sé tutte le caratteristiche proprie dell'agire di Gesù.
Perfetto Dio e perfetto Uomo, Signore del Cielo e della terra, Egli si dona a
noi per essere nostro sostentamento nel modo più naturale e comune. Attende il
nostro amore da quasi duemila anni. È tanto, ma è poco, perché quando c'è amore
il tempo vola.
Gesù è venuto sulla terra ed è rimasto in
mezzo a noi nell'Eucaristia per amore, e per insegnarci ad amare. Dopo aver
amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Gv 13, 1): sono le
parole con cui l'evangelista Giovanni comincia a narrare gli avvenimenti di
quella vigilia di Pasqua nella quale Gesù — come ci riferisce san Paolo — prese
del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo,
che è per voi; fate questo in memoria di me ». Allo stesso modo, dopo aver
cenato, prese anche il calice, dicendo: « Questo calice è la Nuova Alleanza nel
mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me» (1 Cor 11,
23)
La processione del Corpus Domini manifesta
la presenza di Dio per città e villaggi. Ma questa presenza, ripeto, non può
essere cosa di un giorno, un vociare confuso, udito e subito dimenticato. Il
passaggio di Gesù ci ricorda che dobbiamo scoprirlo anche nelle nostre attività
quotidiane. Accanto alla processione solenne di questo giovedì, ci deve essere
la processione silenziosa e umile della vita ordinaria di ogni cristiano, uomo
tra gli uomini, ma con il privilegio di avere ricevuto la fede e la missione
divina di comportarsi in modo tale da rinnovare sulla terra il messaggio del
Signore. Non siamo immuni da errori, da miserie, da peccati. Ma Dio è con gli
uomini, e dobbiamo far sì che si serva di noi perché il suo passaggio tra le
creature sia ininterrotto.
"Grazie Gesù per la Tua presenza,
perchè non ci lasci mai soli perchè ci vieni a cercare e cammini nelle strade della nostra vita, spesso buia e piena di buche.
Non ci lasciare.
Mai."




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