La Pasqua di Gesù è un evento che non appartiene a un lontano passato. La Chiesa ci insegna a fare memoria attualizzante della Risurrezione ogni anno nella domenica di Pasqua e ogni giorno nella celebrazione eucaristica, durante la quale si realizza nel modo più pieno la promessa del Signore risorto: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Per questo il mistero pasquale costituisce il cardine della vita del cristiano, attorno a cui ruotano tutti gli altri eventi. Possiamo dire allora, senza alcun irenismo o sentimentalismo, che ogni giorno è Pasqua. Una grande filosofa del Novecento, Santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, che ha tanto scavato nel mistero della persona umana, ci ricorda questo dinamismo di costante ricerca del compimento. «L’essere umano – ella scrive – anela sempre ad avere di nuovo in dono l’essere, per poter attingere ciò che l’attimo gli dà e al tempo stesso gli toglie». Siamo immersi nel limite, ma siamo anche protesi a superarlo. L’annuncio pasquale è la notizia più bella, gioiosa e sconvolgente che sia mai risuonata nel corso della storia. Essa è il “Vangelo” per eccellenza, che attesta la vittoria dell’amore sul peccato e della vita sulla morte, e per questo è l’unica in grado di saziare la domanda di senso che inquieta la nostra mente e il nostro cuore. L’essere umano è animato da un movimento interiore, proteso verso un oltre che costantemente lo attrae. Nessuna realtà contingente lo soddisfa. Tendiamo all’infinito e all’eterno.
Ciò contrasta con l’esperienza della morte, anticipata dalle sofferenze, dalle perdite, dai fallimenti. Dalla morte «nullu homo vivente po skampare», canta San Francesco (cfr Cantico di frate sole). Tutto cambia grazie a quel mattino in cui le donne, recatesi al sepolcro per ungere il corpo del Signore, lo trovarono vuoto. La domanda rivolta dai Magi giunti dall’oriente a Gerusalemme: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?» (Mt 2,1-2), trova la sua risposta definitiva nelle parole del misterioso giovane vestito di bianco che parla alle donne nell’alba pasquale: «Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. Non è qui. È risuscitato» (Mc 16,6). Da quel mattino fino a oggi, ogni giorno, Gesù avrà anche questo titolo: il Vivente, come Lui stesso si presenta nell’Apocalisse: «Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre» (Ap 1,17-18). E in Lui noi abbiamo la sicurezza di poter trovare sempre la stella polare verso cui indirizzare la nostra vita di apparente caos, segnata da fatti che spesso ci appaiono confusi, inaccettabili, incomprensibili: il male, nelle sue molteplici sfaccettature, la sofferenza, la morte, eventi che riguardano tutti e ciascuno. Meditando il mistero della Risurrezione, troviamo risposta alla nostra sete di significato.
Davanti alla nostra umanità fragile, l’annuncio pasquale si fa cura e guarigione, alimenta la speranza di fronte alle sfide spaventose che la vita ci mette davanti ogni giorno a livello personale e planetario. Nella prospettiva della Pasqua, la Via Crucis si trasfigura in Via Lucis. Abbiamo bisogno di assaporare e meditare la gioia dopo il dolore, di ri-attraversare nella nuova luce tutte le tappe che hanno preceduto la Risurrezione. La Pasqua non elimina la croce, ma la vince nel duello prodigioso che ha cambiato la storia umana. Anche il nostro tempo, segnato da tante croci, invoca l’alba della speranza pasquale. La Risurrezione di Cristo non è un’idea, una teoria, ma l’Avvenimento che sta a fondamento della fede. Egli, il Risorto, mediante lo Spirito Santo continua a ricordarcelo, perché possiamo essere suoi testimoni anche dove la storia umana non vede luce all’orizzonte. La speranza pasquale non delude. Credere veramente nella Pasqua attraverso il cammino quotidiano significa rivoluzionare la nostra vita, essere trasformati per trasformare il mondo con la forza mite e coraggiosa della speranza cristiana. Nelle Domenica delle Palme la liturgia ha una "doppia personalità": accogliamo il Messia con rami di ulivo e palme, ma entriamo subito nel silenzio della Passione. È l'ultimo passo del cammino quaresimale verso il giardino della Pasqua. In questa "settimana delle settimane", siamo invitati a metterci in ascolto della voce del Signore che si spoglia di tutto per amore, insegnandoci la vera via della libertà. Iniziamo la Settimana Santa con un contrasto forte. Le stesse persone che gridano “Osanna” pochi giorni dopo gridano “Crocifiggilo”.
Non è solo una pagina del Vangelo: è qualcosa che ci riguarda. Seguire Gesù è facile quando entusiasma, quando sembra vincere, quando non costa troppo. È più difficile restare quando tace, quando non si difende, quando non risponde alle provocazioni. Nella Passione, Gesù non grida più. Sceglie il silenzio. Non per debolezza, ma per amore. Questa domenica non ci chiede di essere coerenti a parole, ma di guardarci dentro: in quali momenti diciamo “Osanna” e in quali, invece, ci allontaniamo? Non cerchiamo risposte giuste. Cerchiamo verità. E impariamo, passo dopo passo, a restare. La Quaresima ci conduce qui: al digiuno più difficile, quello della lingua e del giudizio. Seguire Gesù significa imparare l’“elemosina dell’ascolto”: restare accanto al dolore senza spiegazioni, senza condanne. Il vero amore non grida, rimane. Seguire Gesù nella Passione significa accettare la vulnerabilità, fidarsi anche quando tutto sembra fallire. È credere che Dio ci afferra proprio lì dove noi ci sentiamo persi. Questa Settimana Santa non ci chiede di spiegare la croce, ma di stare sotto di essa, lasciandoci amare fino in fondo.
Signore Gesù, Re mite e umile, vieni ad abitare nella nostra casa in questa Settimana Santa. Dammi tutto ciò che mi porta a Te e toglimi ciò che mi allontana da Te, affinché, seguendo le Tue orme sulla via della croce, possiamo giungere alla gioia della Risurrezione fiorita nel giardino della vita. Accogliamo il Messia con rami di ulivo e palme, ma entriamo subito nel silenzio della Passione. È l'ultimo passo del cammino quaresimale verso il giardino della Pasqua. In questa "settimana delle settimane", siamo invitati a metterci in ascolto della voce del Signore che si spoglia di tutto per amore, insegnandoci la vera via della libertà. La Quaresima si chiude nel silenzio. Non con una spiegazione, ma con una consegna. Gesù entra nel Triduo non parlando, ma donandosi. Nel Giovedì Santo si inginocchia e lava i piedi: l’amore prende la forma del servizio. Nel Venerdì Santo tace sulla croce: l’amore accetta di non essere compreso.
Nel Sabato Santo scende nel buio della terra: l’amore aspetta, senza fuggire. La croce non è la sconfitta di Dio, ma il luogo in cui Dio si fida dell’uomo fino all’estremo. È lì che Gesù consegna lo spirito, non come resa, ma come affidamento totale. E poi, nel silenzio della notte, accade l’imprevedibile. La pietra non viene spiegata: viene rotolata. Il sepolcro non viene decorato: viene svuotato. Il luogo della morte diventa giardino. La Pasqua non cancella le ferite, ma le trasfigura. Il Risorto porta ancora i segni dei chiodi, ma ora sono ferite che parlano di vita. Dalla croce al giardino non c’è un salto improvviso, ma una fedeltà d’amore. È il cammino di chi ha osato restare, di chi ha taciuto invece di ferire, di chi ha continuato a sperare anche quando tutto sembrava finito.
Questo è l’annuncio pasquale:
non siamo salvati perché forti, ma perché amati fino alla fine.
E il giardino della risurrezione inizia ogni volta che, nella nostra vita, scegliamo di restare, di ascoltare, di fidarci, di amare senza misura💗
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