Chi era Manuel Foderà?
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Il bambino che parlava con Gesù
Nato a Salemi il 21 giugno 2001 e deceduto a Calatafimi Segesta, (Diocesi di Trapani) il 20 luglio 2010 a soli 9 anni, Manuel Foderà ha vissuto una breve esistenza, segnata per cinque anni dal mistero della sofferenza, ma pervasa dalla serenità e dalla speranza e nutrita dalla speciale amicizia con Gesù e con Maria.
Egli ha fatto della propria vita una «missione Luce» per avvicinare uomini e donne di ogni età a Gesù, per seminare in ogni contesto la pace del cuore e offrire la propria malattia per la conversione dei peccatori e la santificazione dei sacerdoti. All’età di quattro anni a Manuel viene diagnosticato un’infiltrazione massiva da neuroblastoma al IV stadio. Con il sostegno e l’esempio di fede dei suoi genitori, trova nella preghiera l’arma potente per affrontare la sofferenza della malattia: si sente un «piccolo Guerriero della Luce».
Nell’ottobre 2007, a soli 6 anni, dopo tanta insistenza, con grande gioia ed emozione riceve per la prima volta l’Eucaristia, da lui compresa come «una Bomba di Grazia», seguita dalla Confermazione nell’agosto 2008. Nonostante la fanciullezza Manuel coltiva la sua vita spirituale, intrattenendo dialoghi intimi con Gesù, suo Amico Speciale, spazio fecondo da cui sbocceranno molte preghiere che testimoniano la profondità del suo animo e la genuinità della sua fede. Manuel ha anche vissuto un senso di grande altruismo, animato dalla carità di Cristo, come testimoniano i numerosi gesti di attenzione nei riguardi dei suoi compagni nei ricoveri ospedalieri e degli amici”.
Considerata la fama di santità diffusa presso il popolo di Dio, il vescovo aveva annunciato il 29 dicembre del 2024, in occasione dell’apertura diocesana del Giubileo, di voler aprire la causa diocesana di beatificazione. La sua vita, breve ma luminosa, sembra davvero un seme di santità piantato per la Chiesa e per il mondo, specialmente per i bambini. La sua unione con Gesù Eucaristia e con la Madonna è un messaggio potente per tutti noi: Manuel non ha combattuto la sofferenza con la disperazione, ma l’ha trasformata in offerta d’amore, diventando “guerriero della luce” come lui stesso si definiva.
Ma come può un bimbo di soli sei anni sapere tutto questo? Semplice, innanzitutto lui tratta Gesù come un amico, un Amico davvero speciale, che sta sempre con lui e non lo lascia mai solo, un Amico di cui si fida ciecamente, un Amico che gli dice: “Il tuo cuore non è tuo ma mio, e il mio è tuo”. Allora Manuel non vuole negargli niente ed è proprio per questo che inizierà ad offrire la sua malattia e i suoi dolori, imparerà a soffrire le stesse piaghe di Gesù. Lui vuole sciogliere tutti i cuori induriti, e il piccolo Manuel lo aiuterà a farlo! E per questo, pur soffrendo grandi dolori, si dimostra sempre allegro, anzi si impegna continuamente nella sua “Missione Luce” pensando più agli altri che a sé e facendo di tutto per rallegrare chi gli sta accanto.
E il secondo motivo è che ha delle armi insuperabili, che tiene sempre con sé: una Bibbia che impara a leggere giorno per giorno e che consulta per trovare la parola giusta; un guanto di Padre Pio che lo aiuta a sopportare il dolore; e un Rosario, per pregare la Mamma che lo esaudisce sempre. Riguardo al rosario vi racconto un simpatico aneddoto, narrato a noi dal papà. Manuel ama dire il rosario collegato con TeleRadioPadrePio. Una sera, alla stessa ora, c’è la partita di Champions e gioca l’Inter, per cui il papà – convinto interista – cambia continuamente canale. Ad un tratto Manuel, infastidito, prende il telecomando e lo sbatte per terra, rompendolo. Il papà lo rimprovera, ma poi si sente a sua volta rimproverare: “Ma ti rendi conto che pregare è una cosa seria?”. Papà Peppe si fa piccolo piccolo e da quel giorno non oserà più cambiare canale…
Un bambino semplice e unico, insomma, che ha capito quale sia il segreto della vera felicità! Ha capito, per dirla con le parole di San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”, e per questo non ci resta che pregare perché anche noi, come il piccolo Manuel, possiamo un giorno comprenderlo.
C’è una luce che non si spegne, nemmeno davanti al dolore. È la luce di chi guarda Gesù e si lascia trasformare dal suo amore. Manuel, un bambino di soli nove anni, ha saputo vivere questa luce.
Non ha cercato la vita facile o comoda, perché la malattia lo ha visitato presto; ma dentro la sofferenza ha scelto di fidarsi, di offrire, di amare.
Manuel non si è mai fermato nel “perché proprio io?”. Ha trasformato la domanda in preghiera:
«Gesù, io sono tuo, fai di me quello che vuoi. Voglio aiutarti a salvare il mondo». Parlava con Gesù come con un amico vicino, senza paura. Il suo cuore semplice e puro gli ha fatto capire ciò che a volte noi adulti dimentichiamo: l’amore vale più della vita, e l’Eucaristia è il cuore di ogni amore.
Manuel insisteva su quei cinque minuti di silenzio dopo la Comunione. Cinque minuti per ascoltare Gesù. Quante volte, nella nostra frenesia, non troviamo nemmeno un minuto per Lui?
La sua richiesta è un invito anche per noi: fermati, ascolta, lascia che Gesù parli al tuo cuore. Non è facile comprendere il dolore di un bambino, ma Manuel lo ha vissuto come una missione.
Diceva: “Gesù mi ha dato la sofferenza perché ha bisogno del soffrire per salvare con me il mondo.”
Queste parole ci scuotono. Anche il nostro dolore, le nostre croci, possono essere luce se le uniamo a quelle di Cristo.
Il dolore non vince chi ama, perché l’amore trasfigura tutto.
Meditazione personale
• Dove trovo Gesù nella mia vita quotidiana?
• Riesco a dedicargli almeno cinque minuti di silenzio al giorno?
• Come posso trasformare i miei piccoli dolori in un’offerta d’amore per qualcuno?
Preghiera finale
Gesù, insegnami la fede semplice e forte di Manuel.
Donami occhi capaci di vedere la tua presenza nell’Eucaristia,
mani che sanno stringere il rosario nei momenti difficili,
e un cuore pronto ad amare senza misura.
Fammi luce per chi vive nella sofferenza e nella paura.
Amen.


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