mercoledì 19 agosto 2026

La Dipendenza Affettiva e la paura di non essere amati

Love addiction


“A volte è come se mi mancasse
quella parte di anima
che si incastra nel puzzle del mondo.
Apro migliaia di scatole,
trovo pezzi bellissimi e colorati,
ma è dentro di me che manca il pezzo
con cui completare l’incastro”
Anonimo
PREMESSA
La sofferenza di cui intendo parlare in questo articolo rientra nelle cosiddette “new addiction”: la dipendenza affettiva. Si tratta di una dipendenza non legata all’utilizzo di sostanze, ma di tipo relazionale. Le somiglianze con le dipendenze da sostanze, come vedremo, sono molte, tali comportamenti sono finalizzati ad alleviare stati d’animo disforici, l’individuo può essere soggetto a crisi di astinenza e allo sviluppo della poca tolleranza che lo porta ad aumentare sempre di più la frequenza del comportamento percependo di non essere in grado di controllarlo. La società post- moderna, il nostro ambiente, è una società individualista in cui l’Io prevale sul Noi, viene definita da Baumann una società “liquida” in cui i legami tra le persone e con le istituzioni sono molto fragili. I contenitori sociali tradizionali come la famiglia, la scuola o le comunità religiose, non costituiscono più dei solidi punti di riferimento. Il bisogno dell’essere umano di sviluppare un’appartenenza è imponente ma non soddisfacente. Possiamo pensare all’uomo post- moderno, estremizzando un po’, come ad un albero senza forti radici che fatica a sviluppare i propri rami in una crescita armonica e bilanciata. Una società che non sostiene lo sviluppo delle appartenenze produce individui soli, confusi, fragili, eccessivamente digitalizzati, concentrati sulla superficie dell’essere ed incapaci di stare in contatto con le proprie emozioni e di individuare i propri bisogni. La struttura di personalità di chi è cresciuto senza riferimenti e certezze è spesso fragile e se a livello professionale può esserci una buona riuscita, a livello relazionale emergono grandi difficoltà. 
Il paziente affetto da dipendenza affettiva, fondamentalmente, si sente mancante, carente, incompleto.
Se la psicopatologia è la sofferenza della relazione, nella relazione trova la sua cura. Quell’incontro mancato che non ha permesso al paziente di sviluppare un senso di integrità emerge in terapia come bisogno di una specifica esperienza di contatto. C’è una verità silenziosa che molte persone portano dentro, spesso senza riuscire a darle un nome: non essere stati amati da bambini. Non parliamo solo di abbandoni fisici o di gravi maltrattamenti, ma di qualcosa di molto più sottile e profondo. Parliamo dell’assenza di sguardi che accolgono, di abbracci, di parole che rassicurano, di presenze che ci insegnano a sentirci degni, importanti, visti. Crescere senza amore o con un amore condizionato, malato, intermittente, giudicante ecc. lascia un segno invisibile nello sviluppo della personalità, ma potentissimo. Se quel genitore è assente, anaffettivo, ipercritico o instabile, il bambino non può riconoscersi come degno d’amore. Così si costruisce un sé fragile, frammentato, spesso portato a cercare conferme fuori, a tutti i costi. È come iniziare a scrivere la propria storia su un foglio già strappato o peggio ancora, macchiato.

STIAMO MOLTO ATTENTI  IN QUEST'ERA DIGITALE!!!

ENTRIAMO NELLO SPECIFICO
Un aspetto importante riguarda la distinzione tra la Dipendenza Affettiva e il Disturbo Dipendente di Personalità, in quanto spesso si tende ad equiparare le due condizioni. In realtà le due condizioni devono essere considerate in maniera separata per vari motivi. Nel disturbo dipendente di personalità prevale il bisogno di protezione e accudimento, nella dipendenza affettiva tale bisogno non è solo prevalente, ma esasperato. Le persone con disturbo dipendente di personalità permettono agli altri di impossessarsi e gestire le aree della loro vita, mentre nella dipendenza affettiva questo non accade;
Nel disturbo dipendente di personalità, la figura/causa della dipendenza viene subito sostituita con un’altra o con una sostanza, mentre nella dipendenza affettiva il paziente si “fissa” sulla relazione mancata e tenta di recuperarla in ogni modo.
Nel disturbo dipendente di personalità la dipendenza dalle altre persone è costante, essendo un tratto di personalità, mentre nella dipendenza affettiva si sviluppa solamente in alcune relazioni.
Possiamo dunque considerare la dipendenza affettiva come un disturbo relazionale del “qui e ora”, riconducibile anche ( MOLTO SPESSO) ad eventi traumatici infantili.

Chi è la persona con dipendenza affettiva?
La persona con dipendenza affettiva presenta una scarsa autostima e fiducia in sé stessa. Convinta di non meritare di essere amata, vive costantemente nella paura di non piacere, teme la solitudine, accetta di fare qualunque cosa per l’altro anche se questa va contro i suoi valori. Un complesso di inferiorità che induce la persona ad asservirsi e, talvolta, a tollerare l’intollerabile per conservare quel poco d’amore che è riuscita a strappare. Giacché fa fatica a porre dei limiti, nutre una paura viscerale di essere abbandonata. La sua libertà viene delegata a qualcun altro. Si mette sotto la tutela di questo il quale acquisisce un forte potere. Troppo occupata a ricercare fuori di sé ciò che crede di non trovare dentro, la persona si interessa poco a sé stessa fino a negare la propria identità ponendo la responsabilità della propria vita nelle mani di terzi rendendolo spettatore della propria esistenza.
La caratteristica prevalente di queste persone sembra essere una costante sfiducia in sé stessi ed una percezione di una enorme insicurezza personale e sociale. Permettono passivamente che gli altri dirigano quasi completamente la sua vita e non avanzano richieste per timore di compromettere queste relazioni considerate probabilmente protettive, delle vere e proprie ancore di salvezza. Si manifesta inoltre una difficoltà a prendere decisioni importanti; tipica la richiesta di continue ed eccessive rassicurazioni a persone significative. Questa caratteristica non rende le persone dipendenti in grado di prendersi cura di sé stesse senza che sia qualcun altro a farlo. Si considerano inadeguati ed indifesi e, pertanto, si potrebbero percepire come incapaci di affrontare il mondo e la vita con le proprie forze. Ricercano in genere relazioni strette soprattutto con qualcuno che sembra in grado di affrontare la vita, che li protegga e che si prenda cura di loro. Cedono, in altri termini, le proprie responsabilità in cambio di cure. Pur di compiacere l’altro significativo ed evitare il conflitto evitano ogni forma di controversia. Nel caso in cui la relazione dipendente finisse potrebbe esserci una sorta di sentimento di disgregazione con tendenza alla depressione e, l’unica alternativa, sembrerebbe essere trovare quasi immediatamente una sorta di rimpiazzo, una figura affiliativa nuova con cui ristabilire un legame appunto dipendente. 















STILE DI ATTACCAMENTO
Analizzando le caratteristiche degli individui con le varie tipologie di attaccamento, risulta evidente che le persone con attaccamento insicuro-ambivalente rispecchiano i tratti tipici degli individui con dipendenza affettiva: controllo ossessivo di sé, dell’altro e della relazione; la convinzione di non essere degni d’amore; la ricerca continua di relazioni simbiotiche con persone idealizzate; il terrore della separazione e della perdita.
L’esperienza del dipendente affettivo è stata caratterizzata da figure di riferimento presenti ma in maniera intermittente, arrivando spesso ad un’inversione di ruoli che vede il bambino adultizzato e il genitore-bambino. L'attaccamento insicuro (specialmente nella forma ansiosa-ambivalente) è una delle cause principali della dipendenza affettiva. Chi cresce con un legame instabile sviluppa la paura costante dell'abbandono e il dubbio di non valere abbastanza.
La paura dell'abbandono e la dipendenza affettiva sono profondamente collegate: la prima rappresenta la ferita emotiva di base (il terrore di restare soli o rifiutati), mentre la seconda è la strategia disfunzionale messa in atto per evitarla, portando la persona ad annullarsi pur di mantenere integro il legame. La dipendenza affettiva è una modalità relazionale in cui la persona si rivolge continuamente agli altri per essere aiutata, guidata, sostenuta. La persona dipendente, avendo una scarsa fiducia in sé stessa, fonda la propria autostima sulla rassicurazione, sull’approvazione altrui ed è incapace di prendere decisioni senza incoraggiamento esterno. Ha una inclinazione a delegare parti significative della propria personalità ad altri in cambio di una garanzia affettiva e di una rassicurazione.

ANSIA DI SEPARAZIONE
Una persona che soffre di ansia da separazione è un adulto ansioso che vive un costante senso di insicurezza, come di precarietà personale, e che tende a dirottare questa mole di ansia verso alcune persone significative. L’adulto con ansia da separazione teme che accadano cose assai spiacevoli o persino disastri alle persone care, è molto apprensivo rispetto alla salute dei propri familiari, genitori o fratelli, inoltre, se in coppia, teme l’allontanamento del proprio partner, quindi di essere lasciato. Ma, non si tratta di una comprensibile e umana paura che il partner lo lasci: piuttosto, si tratta di un senso di minaccia, di tensione incombente profonda e duratura che equivale allo stato di ansia e sgomento di un bambino abbandonato dai suoi genitori. E’ comune vedere anche una difficoltà o totale incapacità a stare da solo, sia a casa che fuori, l’adulto con ansia da separazione mostra un attaccamento eccessivo a determinate persone, in virtù del quale vive una dilagante paura di un qualche evento che possa separarlo da queste persone, tipicamente una malattia, un trasferimento o la morte naturalmente. Questa importante mole di ansia gli va a procurare un malessere diffuso, sia fisico che psicologico, che può manifestarsi in un corteo di sintomi fisici, cioè somatizzazioni, ricerca della prossimità fisica verso le persone alle quali è ultra legato, ricerca da loro di protezione e rassicurazione, ma anche, all’inverso, accudimento costante verso queste persone, infine, attacchi di ansia acuta o veri e propri attacchi di panico e insonnia. L’adulto che ha avuto questo problema fin dall’infanzia ha tratti dipendenti di personalità viene percepito dal partner e dagli altri  come richiedente, invadente, sempre bisognoso di attenzioni. Questo può portare a frustrazione e conflittualità nella coppia e in famiglia. La persona cerca strenuamente di non separarsi dalle persone significative: qualora questo accada, può andare in scompenso, cioè sviluppare sintomi ansiosi e depressivi e veder diminuire drasticamente le proprie competenze relazionali, l’autonomia, il suo funzionamento quotidiano e la sua qualità di vita. Vissuti di tristezza, senso di vuoto, perdita d’interesse o di piacere, sonno disturbato, inappetenza, stanchezza cronica, sentimenti di autosvalutazione o di colpa ricorrenti, difficoltà a lavorare, agitazione, irritabilità, tensioni muscolari, sensazioni di ottundimento, mal di testa ricorrenti, gastriti, coliti e quant’altro sono tutti sintomi che, se perdurano nel tempo, rischiano di condurre a veri e propri disturbi d’ansia o a quadri depressivi.

LA CURA
La psicoterapia della Gestalt legge la dipendenza affettiva come un'interruzione del contatto sano al confine tra l'organismo e l'ambiente. Invece di vedere il problema solo dentro la singola persona, la Gestalt analizza la relazione come una "bolla" in cui il bisogno dell'altro serve a coprire un vuoto antico.
In un’ottica gestaltica, nella fase della dipendenza sana del bambino dalla madre c’è stato un vuoto, una mancanza dell’Altro che ha offerto una relazione non nutriente e priva del riconoscimento dei bisogni del bambino. 
Quest’ultimo, dunque, è rimasto “affamato”. 
La stessa può aiutare il paziente dipendente affettivo a riconoscere le complesse trappole cognitive ed emotive che lo conducono a sofferenza e infelicità ad affrontarle e anche a superarle. L’indipendenza si acquisisce con la crescita e quel progressivo processo che in psicologia viene detto di separazione ed individuazione. La persona dipendente deve disabituarsi ad un modo di amare insano e doloroso ed essere consapevole che si può amare in modo sano e appagante. Come in tutte le dipendenze, abbandonare l’oggetto che le causa provoca crisi di astinenza.  Per uscire dalla dipendenza affettiva questo deve essere messo in conto: è un processo che richiede pazienza e continuità ma dentro una sana relazione terapeutica basata su differenziazione e svincolo è possibile!

Psicoterapeuta della Gestalt
Maria Cristina Siino

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