giovedì 10 marzo 2016

Aspettando la festa di San Giuseppe



 GIUSEPPE, UOMO GIUSTO SPOSO DELLA VERGINE MARIA



Nella Chiesa universale, con grande solennità, il 19 marzo di ogni anno si celebra la festa di San Giuseppe, il patrono dei padri di famiglia come sublime modello di vigilanza e provvidenza”. In campo liturgico e sociale San Giuseppe è festeggiato anche il 1° maggio, giorno in cui si celebra la festa del lavoro, quale patrono degli artigiani e degli operai, così proclamato da papa Pio XII. Il nome Giuseppe è originario dall’ebraicoYosef” e dal  latino “Ioseph” che significa “Dio aggiunga”, come dire “aggiunto in famiglia”.
Giuseppe, nato probabilmente a Betlemme, era di stirpe regale perché discendente della casa di Davide. La famiglia di origine aveva avuto nel passato una parte molto importante nella storia d’Israele, tuttavia le necessità della vita lo costrinsero ad avviare nel paese di Nazareth dove abitava l’attività artigianale nell’accurata lavorazione del legno. Strumenti di lavoro per contadini e pastori, umili mobili ed oggetti casalinghi per le povere abitazioni della Galilea uscirono dalla sua bottega, costruiti dall’abilità delle sue ruvide mani.
Sulla sua esistenza non si hanno molte notizie certe ad eccezione di quelle che canonicamente hanno riferito gli evangelisti Matteo e Luca.
I vangeli apocrifi si sbizzarrirono, invece, attorno alla sua figura.
Secondo il Nuovo Testamento San Giuseppe è lo sposo di Maria, il capo della “sacra famiglia” nella quale nacque Gesù. I Vangeli e la dottrina cristiana affermano che il vero padre di Gesù è Dio stesso: Maria lo concepì per virtù dello Spirito Santo. Giuseppe, informato dell’azione miracolosa da una visione avuta in sogno, accettò di sposarla e di riconoscere Gesù come suo figlio legittimo. Giuseppe divenne, così, il padre putativo di Gesù. Dal latino “puto” “credo“, cioè colui che “crede” di essere suo padre. Nel Vangelo di Luca, nella Genealogia di Gesù ( 3,23) si legge:” Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe …”L’emblema di San Giuseppe è il giglio bianco, simbolo di purezza. A Licata la pianta di Asfodelo è chiamata il bastone di San Giuseppe”. Giuseppe, perplesso dalla scelta caduta su di lui, fece notare la sua anzianità, ma il sacerdote lo esortò a non disubbidire alla volontà di Dio.
Allora Giuseppe, fiducioso, accolse Maria come sua sposa, anche se ella continuò ad abitare nella casa di famiglia, a Nazareth di Galilea, ancora per un anno che era il tempo richiesto presso gli Ebrei tra lo sposalizio e l’entrata della sposa nella casa dello sposo. Poiché l’Angelo le aveva detto che Elisabetta era incinta (Lc 1,39), accompagnata da Giuseppe, andò a trovare la cugina che era nei suoi ultimi tre mesi di gravidanza. Dovette affrontare un lungo viaggio di 150 Km poiché Elisabetta risiedeva ad Ain Karim in Giudea. Maria rimane presso di lei fino alla nascita di Giovanni Battista. Fu proprio in questo luogo che Maria ricevette l’annuncio dell’Angelo Gabriele e lei rispose: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” ( Lu 1,38). Maria accetta la divina maternità con quello slancio e con quella totale disponibilità verso la volontà di Dio che Le proveniva dal suo stato di Immacolata Concezione. “Come è possibile? Non conosco uomo” (Luca 1,34)
Maria, tornata dalla Giudea, rivelò al suo sposo la sua maternità. Giuseppe, dubbioso, per non sapersi spiegare la maternità di Maria, meditò di rimandarla in segreto. In Matteo (1,19) si legge: “ Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto” per non condannarla in pubblico. Infatti, denunciando Maria come adultera, la legge prevedeva che fosse lapidata e il figlio del peccato perisse con Lei (Lv 20,10; Dt 22, 22-24).
Ecco, a dissipare i suoi timori, un angelo apparso in sogno a Giuseppe, gli disse: “Giuseppe figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tu sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” Matteo (1, 20-21).. Destatosi dal sonno, rasserenato, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo e prese con sé la sua sposa accettando il mistero della maternità e le successive responsabilità. Giuseppe fu luce di esemplare terrena paternità. Gli diede il nome “Gesù” “Dio salva”, cominciò a scaldare il figlioletto nella povera culla della mangiatoia, lo mise in salvo in Egitto, lo cercò quando, dodicenne, era “sparito’’ nel tempio, lo educò, lo aiutò con Maria a crescere “in sapienza, età e grazia”, lo guidò nel lavoro di falegname.  Tra gli ebrei dell’epoca, i bambini già all’ età di cinque anni iniziavano ad istruirsi nella religione e nell’ apprendere il mestiere del padre. Probabilmente anche Gesù praticò il mestiere di falegname.
Giuseppe, fino a trenta anni della vita del figliolo, gli fu sempre accanto con fede, obbedienza e disponibilità ad accettare i progetti divini.
Lasciò probabilmente Gesù poco prima che “il Figlio dell’uomo” raggiungesse la maturità e iniziasse la vita pubblica; dunque una volta espletato il suo ruolo di padre putativo. secondo i Vangeli apocrifi, San Giuseppe morì all’età di 111 anni, colpito da malattia, tra le braccia di Gesù e di Maria, nel modo più sereno possibile.
Venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa, il culto di San Giuseppe si diffuse rapidamente. A diffondere il culto di San Giuseppe, che andò crescendo nella venerazione dei fedeli fino al tempo di Pio IX che ne proclamò la superiorità su tutti gli altri santi, fu San Tommaso d’Aquino. Numerose sono le persone e le associazioni e che considerano San Giuseppe il loro patrono.

Nessun commento:

Posta un commento