GIUSEPPE, UOMO GIUSTO SPOSO DELLA VERGINE MARIA
Nella
Chiesa universale, con grande solennità, il 19 marzo di ogni anno si celebra la
festa di San Giuseppe, il patrono dei padri di famiglia come “sublime modello di vigilanza e
provvidenza”. In campo liturgico e sociale San Giuseppe è festeggiato anche il 1° maggio,
giorno in cui si celebra la festa del lavoro, quale patrono degli artigiani e
degli operai, così proclamato da papa Pio XII. Il nome Giuseppe è originario dall’ebraico “Yosef” e dal latino “Ioseph” che significa “Dio aggiunga”,
come dire “aggiunto in famiglia”.
Giuseppe,
nato probabilmente a Betlemme, era di stirpe regale perché discendente della casa di Davide. La famiglia di origine aveva
avuto nel passato una parte molto importante nella storia d’Israele, tuttavia
le necessità della vita lo costrinsero ad avviare nel paese di Nazareth dove
abitava l’attività artigianale nell’accurata lavorazione del legno. Strumenti
di lavoro per contadini e pastori, umili mobili ed oggetti casalinghi per le
povere abitazioni della Galilea uscirono dalla sua bottega, costruiti
dall’abilità delle sue ruvide mani.
Sulla
sua esistenza non si hanno molte notizie certe ad eccezione di quelle che
canonicamente hanno riferito gli evangelisti Matteo e Luca.
I vangeli
apocrifi si sbizzarrirono, invece, attorno alla sua figura.
Secondo il Nuovo Testamento San Giuseppe è lo sposo di Maria, il capo della “sacra famiglia” nella quale nacque Gesù. I Vangeli e la dottrina cristiana affermano che il vero padre di Gesù è Dio stesso: Maria lo concepì per virtù dello Spirito Santo. Giuseppe, informato dell’azione miracolosa da una visione avuta in sogno, accettò di sposarla e di riconoscere Gesù come suo figlio legittimo. Giuseppe divenne, così, il padre putativo di Gesù. Dal latino “puto” “credo“, cioè colui che “crede” di essere suo padre. Nel Vangelo di Luca, nella Genealogia di Gesù ( 3,23) si legge:” Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe …”L’emblema di San Giuseppe è il giglio bianco, simbolo di purezza. A Licata la pianta di Asfodelo è chiamata “il bastone di San Giuseppe”. Giuseppe, perplesso dalla scelta caduta su di lui, fece notare la sua anzianità, ma il sacerdote lo esortò a non disubbidire alla volontà di Dio.
Secondo il Nuovo Testamento San Giuseppe è lo sposo di Maria, il capo della “sacra famiglia” nella quale nacque Gesù. I Vangeli e la dottrina cristiana affermano che il vero padre di Gesù è Dio stesso: Maria lo concepì per virtù dello Spirito Santo. Giuseppe, informato dell’azione miracolosa da una visione avuta in sogno, accettò di sposarla e di riconoscere Gesù come suo figlio legittimo. Giuseppe divenne, così, il padre putativo di Gesù. Dal latino “puto” “credo“, cioè colui che “crede” di essere suo padre. Nel Vangelo di Luca, nella Genealogia di Gesù ( 3,23) si legge:” Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe …”L’emblema di San Giuseppe è il giglio bianco, simbolo di purezza. A Licata la pianta di Asfodelo è chiamata “il bastone di San Giuseppe”. Giuseppe, perplesso dalla scelta caduta su di lui, fece notare la sua anzianità, ma il sacerdote lo esortò a non disubbidire alla volontà di Dio.
Allora
Giuseppe, fiducioso, accolse Maria come
sua sposa, anche se ella continuò ad abitare nella casa di famiglia, a
Nazareth di Galilea, ancora per un anno che era il tempo richiesto presso gli
Ebrei tra lo sposalizio e l’entrata della sposa nella casa dello sposo. Poiché
l’Angelo le aveva detto che Elisabetta era incinta (Lc 1,39), accompagnata da Giuseppe, andò a trovare la
cugina che era nei suoi ultimi tre mesi di gravidanza. Dovette affrontare
un lungo viaggio di 150 Km poiché Elisabetta risiedeva ad Ain Karim in Giudea.
Maria rimane presso di lei fino alla nascita di Giovanni Battista. Fu proprio
in questo luogo che Maria ricevette l’annuncio dell’Angelo Gabriele e lei
rispose: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai
detto” ( Lu 1,38). Maria accetta la divina maternità con quello slancio e
con quella totale disponibilità verso la volontà di Dio che Le proveniva dal
suo stato di Immacolata Concezione. “Come è possibile? Non conosco uomo” (Luca
1,34)
Maria,
tornata dalla Giudea, rivelò al suo sposo la sua maternità. Giuseppe, dubbioso,
per non sapersi spiegare la maternità di Maria, meditò di rimandarla in
segreto. In Matteo (1,19) si legge: “ Giuseppe, suo sposo, che era giusto e
non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto” per non
condannarla in pubblico. Infatti, denunciando Maria come adultera, la legge
prevedeva che fosse lapidata e il figlio del peccato perisse con Lei (Lv 20,10;
Dt 22, 22-24).
Ecco,
a dissipare i suoi timori, un angelo
apparso in sogno a Giuseppe, gli disse: “Giuseppe figlio di Davide, non
temere di prendere con te Maria, tu sposa, perché quel che è generato in lei
viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo
chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”
Matteo (1, 20-21).. Destatosi dal sonno,
rasserenato, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo e prese con sé la
sua sposa accettando il mistero della maternità e le successive responsabilità.
Giuseppe fu luce di esemplare terrena paternità. Gli diede il nome “Gesù”
“Dio salva”, cominciò a scaldare il figlioletto nella povera culla della
mangiatoia, lo mise in salvo in Egitto, lo cercò quando, dodicenne, era “sparito’’
nel tempio, lo educò, lo aiutò con Maria a crescere “in sapienza, età e
grazia”, lo guidò nel lavoro di falegname. Tra gli ebrei dell’epoca,
i bambini già all’ età di cinque anni iniziavano ad istruirsi nella religione e
nell’ apprendere il mestiere del padre. Probabilmente anche Gesù praticò il mestiere
di falegname.
Giuseppe,
fino a trenta anni della vita del figliolo, gli fu sempre accanto con fede,
obbedienza e disponibilità ad accettare i progetti divini.
Lasciò
probabilmente Gesù poco prima che “il Figlio dell’uomo” raggiungesse la
maturità e iniziasse la vita pubblica; dunque una volta espletato il suo ruolo
di padre putativo. secondo i Vangeli apocrifi, San Giuseppe morì all’età di 111 anni, colpito da malattia, tra le
braccia di Gesù e di Maria, nel modo più sereno possibile.
Venerato
come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa
ortodossa, il culto di San Giuseppe si diffuse rapidamente. A diffondere il
culto di San Giuseppe, che andò crescendo nella venerazione dei fedeli fino al
tempo di Pio IX che ne proclamò la superiorità su tutti gli altri santi, fu San
Tommaso d’Aquino. Numerose sono le persone e le associazioni e che considerano
San Giuseppe il loro patrono.

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