giovedì 24 marzo 2016

Triduo Pasquale: i giorni centrali dell'anno liturgico

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" Dalle tenebre alla luce"
Memoriale di un dramma d’amore che ci dona la certezza 
che non saremo mai abbandonati nelle prove della vita

Già immersi nel clima spirituale della Settimana Santa, siamo alla vigilia del Triduo pasquale. Da domani a domenica vivremo i giorni centrali dell’Anno liturgico, celebrando il mistero della Passione, della Morte e della Risurrezione del Signore. E questo mistero lo viviamo ogni volta che celebriamo l’Eucaristia. Quando noi andiamo a Messa, non andiamo solo a pregare,  andiamo a rinnovare il mistero pasquale. Questo è importante non dimenticarlo. È come se noi andassimo al Calvario  per rinnovare il mistero pasquale.
Non trascuriamo di vivere il Giovedì, il Venerdì e il Sabato santo come momenti forti unici e ricchi di santità che ci permetteranno di entrare sempre più nel grande mistero della nostra fede: la Risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo. Tutto, in questi tre giorni, parla di misericordia, perché rende visibile fino a dove può giungere l’amore di Dio. Ascolteremo il racconto degli ultimi giorni di vita di Gesù. L’evangelista Giovanni ci offre la chiave per comprenderne il senso profondo: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13,1). L’amore di Dio non ha limiti. Come ripeteva spesso sant’Agostino, è un amore che va “fino alla fine senza fine”. Dio si offre veramente tutto per ciascuno di noi e non si risparmia in nulla. Il Mistero che adoriamo in questa Settimana Santa è una grande storia d’amore che non conosce ostacoli. La Passione di Gesù dura fino alla fine del mondo, perché è una storia di condivisione con le sofferenze di tutta l’umanità e una permanente presenza nelle vicende della vita personale di ognuno di noi. Insomma, il Triduo Pasquale è memoriale di un dramma d’amore che ci dona la certezza che non saremo mai abbandonati nelle prove della vita.



Il Giovedì santo Gesù istituisce l’Eucaristia, anticipando nel banchetto pasquale il suo sacrificio sul Golgota. Per far comprendere ai discepoli l’amore che lo anima, lava loro i piedi, offrendo ancora una volta l’esempio in prima persona di come loro stessi dovranno agire. L’Eucaristia è l’amore che si fa servizio. È la presenza sublime di Cristo che desidera sfamare ogni uomo, soprattutto i più deboli, per renderli capaci di un cammino di testimonianza tra le difficoltà del mondo. Non solo. Nel darsi a noi come cibo, Gesù attesta che dobbiamo imparare a spezzare con altri questo nutrimento perché diventi una vera comunione di vita con quanti sono nel bisogno. Lui si dona a noi e ci chiede di rimanere in Lui per fare altrettanto. Questo è il mio corpo che è per voi“. E dopo aver lavato i piedi Gesù aggiunge: “vi ho dato l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi“. In queste due frasi si scorge la nascita e il senso del sacerdozio che Gesù ha istituito in quella che noi chiamiamo “l'ultima cena" e che, forse, potremmo anche chiamare la “Prima Messa” di Gesù Sacerdote.

Il Venerdì santo Ã¨ il momento culminante dell’amore. La morte di Gesù, che sulla croce si abbandona al Padre per offrire la salvezza al mondo intero, esprime l’amore donato sino alla fine, senza fine. Un amore che intende abbracciare tutti, nessuno escluso. Un amore che si estende ad ogni tempo e ad ogni luogo: una sorgente inesauribile di salvezza a cui ognuno di noi, peccatori, può attingere. Se Dio ci ha dimostrato il suo amore supremo nella morte di Gesù, allora anche noi, rigenerati dallo Spirito Santo, possiamo e dobbiamo amarci gli uni gli altri.


E, infine, il Sabato santo Ã¨ il giorno del silenzio di Dio. Deve essere un giorno di silenzio, e noi dobbiamo fare di tutto perché per noi sia proprio una giornata di silenzio, come è stato in quel tempo: il giorno del silenzio di Dio. Gesù deposto nel sepolcro condivide con tutta l’umanità il dramma della morte. È un silenzio che parla ed esprime l’amore come solidarietà con gli abbandonati da sempre, che il Figlio di Dio raggiunge colmando il vuoto che solo la misericordia infinita del Padre Dio può riempire. Dio tace, ma per amore. In questo giorno l’amore – quell’amore silenzioso – diventa attesa della vita nella risurrezione. Pensiamo, il Sabato Santo: ci farà bene pensare al silenzio della Madonna, “la Credente”, che in silenzio era in attesa della Resurrezione. La Madonna dovrà essere l’icona, per noi, di quel Sabato Santo. Pensare tanto come la Madonna ha vissuto quel Sabato Santo; in attesa. È l’amore che non dubita, ma che spera nella parola del Signore, perché diventi manifesta e splendente nel giorno di Pasqua.



Giovedì, venerdì, sabato: tre verità. Altrettanti racconti di ciò che avviene oltre la facciata delle case, i volti di uomini e donne, spezzoni di vita e di vite che vale la pena di leggere, per poter ritrovare, alla fine del cammino quel sospiro che mescola come in una pennellata di colori emozioni e attese, sollievo e felicità, semplicemente un guizzo di serenità che sa di giustizia, pace, tenerezza, soprattutto di quel perdono che fa star bene dentro.

Sensazioni, sensi di colpa e schegge di serenità che ora sono il nostro patrimonio di quell’umanità perduta che, forse, possiamo ritrovare in un soffio di straordinaria interiorità che ci fa respirare meglio. Perché far del bene fa bene. E il bene sta là, sulla croce di Cristo. Bastano un gesto, un sorriso, un abbraccio: ridanno la vita.

 Aiutaci o Padre Santo 
a vivere bene 
questi giorni di grazia 
che la Tua Grande Misericordia 
regala ad ognuno di noi, nessuno escluso.


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