mercoledì 27 aprile 2016

Per crescere nella fede



I 7 Vizi Capitali
1) Superbia
Il superbo ostenta sicurezza e cultura e sminuisce i meriti altrui. La sua posizione psicologica è però più complessa: non sempre è realmente convinto di possedere tutte le qualità che lui stesso si attribuisce. Teme delusioni e insuccessi perché rivelerebbero la triste verità che egli stesso sospetta, quella di essere in realtà un mediocre, un normodotato, di rientrare nella media e in più si ostina (con superbia appunto) a rimanere nel suo errore.

2) Accidia
Indolenza, indifferenza: l'accidioso indugia voluttuosamente nell'ozio e nell'errore. Sa quali siano i suoi impegni, ma pur di non assolverli, ne ridimensiona la portata, auto convincendosi che si tratti di piccolezze e che rimandarle non comporti conseguenze gravi.
 
3) Lussuria
La lussuria non è la semplice dedizione ai piaceri sensuali. Lussurioso è soprattutto chi si lascia rapire e cullare continuamente dalla fantasie sensuali. La lussuria diventa un vizio quando il costante volgersi del pensiero al desiderio impedisce il normale svolgimento delle incombenze quotidiane. Per questo la Chiesa ha sempre insegnato ad impegnare la mente e i pensieri alle cose sane, per questo condanna le riviste che inducono alla lussuria, per questo insegna la virtù del senso del pudore.

4) Ira
L'ira non è l'occasionale esplosione di rabbia:  diventa un vizio in presenza di un'estrema suscettibilità che fa sì che anche la più trascurabile delle inezie sia capace di scatenare una furia selvaggia. Nell'iracondo infatti vi è l'impossibilità a dialogare, a saper ascoltare l'altro, non c'è in lui la pazienza e non è in grado di amare il prossimo.

5) Gola
Il peccato di gola non è solo o semplicemente la mera ingordigia o la smodata consumazione di cibo, ma più seriamente il lusso alimentare, la predilezione esclusiva per la cucina raffinata, la propensione a cibarsi esclusivamente di pietanze  pregiate e costose. Consegue a questo vizio l'incapacità alla pratica del digiuno e del fioretto nel privarsi del gusto quale penitenza per combattere un vizio.

6) Invidia
Per l'invidioso, la felicità altrui è fonte di personale frustrazione. Sminuisce i successi altrui e li attribuisce alla fortuna o al caso o sostiene che siano frutto di ingiustizia. La sua conseguenza conduce il l'invidioso ad uno stato di inquietudine costante, impedendogli di alimentare i propri pregi e i propri talenti, sprecandoli.

7) Avarizia
Estremo contenimento delle spese non perché lo imponga la necessità, ma per il gusto di risparmiare fine a se stesso, per il gusto del possedere. L'avaro si sente un virtuoso e si descrive con aggettivi delicati ed equilibrati: prudente, attento, oculato, parco. Da non confondere con la parsimonia che è invece utile.

                                             Riflettiamo....

Come si può, oggi, insegnare ai ragazzi a fuggire dai vizi dal momento che nella nostra cultura la loro condanna è scomparsa? Basta fare attenzione, ed eccoli tornare, rivestiti per di più di vesti sontuose, e accettati da tutti come comportamenti lodevoli, da praticare. Come si fa a condannare la gola quando siamo sommersi da ricette, recensioni di ristoranti, inviti a riscoprire il gusto del cibo e la degustazione di vini, il tutto spesso camuffato da ritorno al genuino, o da occasione conviviale in cui godere dell'incontro con gli altri? La cultura che ci circonda ci vorrebbe far saltare da un ristorantino all'altro, comprare cibi squisiti, assaporare vini pregiati ogni sera:  mangiare e bere sono diventati un fiorente settore di affari, e tutto quello che fa guadagnare è visto come positivo.
La gola quindi va bene, perché è funzionale al mercato. E così succede anche per la lussuria, che oggi è diventata legittima ricerca del piacere al di là di legami affettivi e men che meno famigliari:  intorno gravitano l'industria cinematografica, molti programmi televisivi, i rotocalchi, il mondo del porno, per non parlare del turismo sessuale e dell'industria farmaceutica per i contraccettivi. Un bel business, senz'altro, che è difficile toccare, tanto che oggi la ricerca del piacere sembra addirittura essere stata inserita fra i Diritti umani, almeno per quanto riguarda l'Organizzazione mondiale della sanità. E l'ira? Anche questo sentimento negativo oggi deve essere espresso, manifestato senza pudore per evitare che, compresso, dia origine a malattie psichiche o fisiche. L'egoismo poi è diventato accettabile amore di sé, narcisismo che favorisce i consumi e l'investimento in miglioramenti estetici; l'avarizia diventa bisogno di sicurezza; l'invidia - quando non è rimossa - viene scambiata per sana competizione. Ovviamente ci riferiamo ad atteggiamenti esagerati, reiterati, eccessivi:  un buon pranzetto ogni tanto, la giusta cura di sé, un sano spirito di emulazione sono tutt'altro che condannabili.
Ma davvero parlare di vizi è ridicolo e inutile, oltre a essere fuori moda? 

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